Ada Negri, spirito e carne per celebrare la vita

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© Maria Amata Di Lorenzo – all rights reserved

Quel mattino in cui era partita da Lodi con “Dio nel cuore” e non sapeva ancora quale sarebbe stato il suo futuro, Ada Negri aveva però una certezza, una sola certezza, ma fatta di granito: il suo destino, la sua missione, era scrivere.

Aveva cominciato a nove anni e, crescendo, i suoi primi versi degni di essere pubblicati erano apparsi nell’Illustrazione popolare diretta da Raffaello Barbiera: avevano subito commosso e stupito i lettori, creando attorno alla giovanissima poetessa lodigiana un alone di profonda simpatia.

Le liriche furono radunate in un volume, dal titolo “Fatalità“, nel 1892 e questa prima raccolta poetica con le edizioni Treves darà un successo strepitoso alla “portinaretta” di Lodi, che ad appena un anno di vita era rimasta orfana del padre ed era cresciuta in una modesta portineria con la nonna, mentre la madre si sacrificava fino all’eroismo in una fabbrica tredici ore al giorno per permetterle di studiare.

Così Ada poté frequentare nel 1883 la Scuola Normale femminile di Lodi ottenendo il diploma di maestra elementare e insegnò, a partire dal 1888, nella scuola elementare Motta Visconti, di Pavia. Il grande successo arriso al suo primo libro fece sì che alla Negri venne attribuito il titolo di “professoressa”, per poter insegnare nei licei, trasferendosi in seguito con la madre a Milano.

Ma il riscatto sociale non le fece mai dimenticare le sue umilissime origini (“Io non ho nome. – Io son la rozza figlia / dell’umida stamberga; / plebe triste e dannata è la mia famiglia, / ma un’indomita fiamma in me s’alberga”, scrive lei nella lirica Senza nome), e ciò riesce forse a spiegare la sua forte, straordinaria attenzione per i diseredati e la sua accentuata sensibilità verso la vita miserevole del “quarto stato” di cui la Negri divenne la voce poetica del suo tempo.

Una voce che veniva a rompere un silenzio secolare e che si inseriva in un ideale libertario di impronta socialista, a cui l’autrice lodigiana aderì allora con tutto l’ardore dei suoi vent’anni e del suo cuore impulsivo. Anelito civile che poi sarebbe maturato in uno spirito di cristiana compassione negli anni e nelle raccolte successive, a mano a mano che le esperienze della vita le avrebbero dischiuso nuovi orizzonti di riflessione e di canto.

Avevo due rosari / d’argento, con la piccola medaglia / della Beata Vergine di Lourdes. / Uno a te lo donai perchè ti fosse / compagno nelle notti in cui più il male / t’era martirio, e con lo scorrer dolce / dei chicchi fra le dita, nel pensiero / di Dio placasse in te spirito e carne, / fratello”.

E la prima strofa di una delle liriche più belle della Negri, “I due rosari”, composta per ricordare la morte dello scrittore Fernando Agnoletti (1875-1933). La poetessa aveva ricevuto in dono due rosari d’argento dall’amica, il soprano Rosina Storchio. Uno aveva deciso di regalarlo ad Agnoletti che era ricoverato in un ospedale milanese per una malattia terminale, e glielo portò un giorno andandolo a trovare.

Gli ho parlato di Dio – ricorda lei nell’epistolario -: ma bisogna farlo piano e con tono lieve…”. Agnoletti infatti era molto lontano dalla pratica religiosa e refrattario a discorsi di tal genere. Ada Negri pregò molto per lui e offrì rosari alla Madonna per la sua salvezza, tanto che alla fine l’amico scrittore chiese i conforti religiosi prima di spirare, volendo portare con sé nella tomba il rosario che gli aveva donato la poetessa lodigiana.

Fu così che la Negri scrisse nei suoi versi: “All’un de’ polsi tu volesti / quel rosario scendendo al tuo riposo / primo ed estremo: ché altra sosta al mondo, / fuor della tomba, aver non ti concesse. / Ed io sull’altro a me rimasto senza sgrano / a sera le solinghe Avemarie / te ripensando e le procelle e il santo / vero amor di tua vita, amor di patria / scritto col sangue; e il tuo lungo patire / e il tuo morir, su di te chiamando / la luce eterna”.

Amata in vita dai suoi lettori, osteggiata e spesso fraintesa dai critici, anche a motivo dei suoi rapporti col fascismo. Nel 1940, infatti, ormai settantenne, Ada Negri aveva ricevuto la nomina di Accademica d’Italia. Il riconoscimento tributatole avrà un valore ancor più alto perché per la prima volta nella storia dell’Accademia una donna veniva chiamata a farne parte. E veniva in un certo qual modo a “risarcirla” del mancato Nobel, assegnato invece alla Deledda, che forse le era stato rifiutato proprio per “sfregio” al Regime.

Ma alla poetessa che pure in gioventù aveva sognato e assaporato la gloria, tutto questo non interessava più. La morte si impadroniva in quegli anni di ogni cosa, delle persone amate, delle case ridotte ormai a un cumulo di macerie, l’Italia tutta era messa a ferro e fuoco. E lei era già “oltre”, proiettata in un’altra dimensione. Una dimensione in cui faceva capolino l’eternità.

La sua scomparsa avvenne quasi all’improvviso, l’11 gennaio 1945, in una Milano devastata dalla guerra. I funerali, seguiti dai familiari e da pochi intimi, furono assai semplici. Verranno tributate in seguito le commemorazioni in suo onore, ma dell’ultimo passaggio della poetessa per le vie gelide di Milano ben pochi si erano accorti. Il Comune dispose la sepoltura nel famedio del Cimitero Monumentale, dal quale fu poi trasferita a Lodi, la “sua” Lodi, nel 1976.

Qual era stata la parabola della sua vita e della sua esperienza poetica? La prima tappa del suo percorso era stata quella di un socialismo lirico e umanitario, senza supporto di ideologie. Di qui era passata a una fase di umanesimo intenso e commosso – basti pensare ai versi di Maternità (1904) – in cui aveva esaltato il ruolo universale della madre sotto il profilo spirituale ed educativo. Infine, era giunta alla fase più propriamente religiosa, mistica. Quella a cui, inconsciamente, aveva puntato tutta la vita.

E non a caso proprio con una preghiera si chiude la postuma Fons Amoris: “Fammi uguale, Signore, a quelle foglie / moribonde che vedo oggi nel sole / tremar dell’olmo sul più alto ramo. / (…) Fa ch’io mi stacchi del più alto ramo / di mia vita, / cioè, senza lamento / penetrata di te come del sole”.

Tutto il suo percorso letterario era stato accompagnato dalla necessità vitale di “scrivere per istinto, come le detta l’anima”. Un’inappagata brama di vivere, un inesauribile bisogno d’amore e di gloria. Per anni erano stati la fiamma che avevano acceso il suo canto, la sua virile, risentita, poesia civile.

Ma quella sua parola poetica dotata di limpidezza estrema, nel travaglio doloroso della vita – in cui non le furono risparmiati lutti, separazioni, malattie e sofferenze – doveva condurla all’incontro rigenerante della fede. La sua giovanile attenzione alla sofferenza degli altri, il suo ribellismo sociale, divenivano infine sincera vocazione a indagare il mistero di Dio, sciogliendosi in canto di lode a Maria: “Quella ch’è Vergine Madre, e in sé porta // il pianto di tutte le madri” (Litanie).

Erano avvisi di eternità sulla soglia della vita, dove tutto si ricapitola e trova pace, placandosi, in un salvifico approdo finale: “Quando anch’io sarò / dentro la terra con le mani giunte / sul petto, all’un de’ polsi avrò un rosario: / questo. E gran pace, finalmente, in cuore, / fratello”.

© Maria Amata Di Lorenzo – all rights reserved

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Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta a indirizzo psicobiologico, Maria Amata Di Lorenzo è specialista in psicologia della salute ed esperta in guarigione del sistema mente-corpo e medicina energetica, ha conseguito inoltre la preparazione in Assertiveness Coaching, per la gestione emozionale dei conflitti interpersonali in ambito familiare, affettivo e professionale. Maria Amata ha conseguito in precedenza una laurea in Lettere Moderne, lavorando per diversi anni nel giornalismo e nell'editoria e acquisendo competenze specifiche nel web marketing. Successivamente ha studiato Scienze della salute psicologiche e sociali, specializzandosi come terapeuta nell'ambito della consulenza psicobiologica. È autrice di numerosi libri - romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari e spirituali - tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco, sloveno). Il suo blog è www.mariamatadilorenzo.it
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Terapeuta a indirizzo psicobiologico, Maria Amata Di Lorenzo è specialista in psicologia della salute ed esperta in guarigione del sistema mente-corpo e medicina energetica, ha conseguito inoltre la preparazione in Assertiveness Coaching, per la gestione emozionale dei conflitti interpersonali in ambito familiare, affettivo e professionale. Maria Amata ha conseguito in precedenza una laurea in Lettere Moderne, lavorando per diversi anni nel giornalismo e nell’editoria e acquisendo competenze specifiche nel web marketing. Successivamente ha studiato Scienze della salute psicologiche e sociali, specializzandosi come terapeuta nell’ambito della consulenza psicobiologica. È autrice di numerosi libri – romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari e spirituali – tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco, sloveno). Il suo blog è www.mariamatadilorenzo.it

4 thoughts on “Ada Negri, spirito e carne per celebrare la vita

  1. Bella Nota su una poetessa e scrittrice che ha vissuto una vita vera, una vita che non si è lasciata, e non si lascia, limitare dentro gli schemi.
    E, come quasi sempre accade a chi non si è capaci di ‘incasellare’ dentro una sola ‘parte’, anche Ada Negri ha sofferto in vita, e ancora oggi soffre la sua opera, perché una ‘parte’ le ha rimproverato, e ancora le rimprovera, di essere appartenuta anche all’altra.
    Grande donna, grande autrice e grande anima, anima vera, che, nella sua ‘evoluzione’ profondamente umana, ha inteso la vita come perenne ‘impegno’. E ha scritto come ha vissuto.
    AM

  2. Ada Negri è tuttora misconosciuta e incompresa.Era troppo avanti rispetto a tutti noi,quasi appartenente ad un’altra umanità,quella che verrà.Leggendo con molta attenzione le sue opere,in poesia e in prosa,si leggono delle cose che debbono fare riflettere.Si sente il tono dell’iniziata,di chi
    è alcuni gradini più in alto di noi,ci precede,ci addita “nuovi cieli e nuova terra”,da lei già captati e introiettati.Per questo motivo non poteva essere compresa sia dai critici sia dai letterati della sua epoca.Trovò ascolto e comprensione soltanto presso alcuni sacerdoti-letterati che hanno individuato in lei uno spirito eletto.Pertanto,fanno ridere sia le critiche del Croce sia le stroncature di Pirandello, tanto per citare i più illustri detrattori.Ora si comincia a riscoprirla,ma non se ne ristampano le opere con la scusa che era compromessa col Fascismo.Si da spazio,invece,a tante voci fasulle che non hanno nulla da dire e sfruttano la notorietà letteraria a fini puramente economici.

  3. Mi piace Ada Negri, mi accomuna il suo sentire! Quell’irrequietezza dentro che le sgorga dall’anima e sfocia nello scrivere, quell’inesauribile voglia di vivere e d’amore, il bisogno di credere ed esplorare i misteri di Dio ricercando la fede, fanno di lei una donna eccezionale in cui arde nel petto la fiamma perenne della conoscenza, che rompe qualsiasi schema e va oltre le barriere convenzionali.
    Nel suo cammino ritrova, nell’adorazione per la Vergine Maria, l’appagamento e le risposte che cerca nel travaglio doloroso della sua vita, solo attraverso il quale si giunge al traguardo finale, ovvero all’eternità e si trova la vera quiete.
    Questo articolo mi ha fatto conoscere qualcosa in più di questa grande poetessa che non sapevo, ti ringrazio di avere nuovamente parlato di lei.

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