Agostino Roscelli, la carità che mai dice basta

roscelli

 

di MARIA AMATA DI LORENZO

Era un uomo dell’Ottocento eppure aveva la “vista lunga”, come spesso soltanto i santi sanno avere, capaci come sono di anticipare i tempi con la sicurezza di chi sa di essere chiamato a vivere fino in fondo una chiara, ineludibile chiamata di Dio per il bene di tanti.

Guardando alla vita di Don Agostino Roscelli, che Papa Giovanni Paolo II elevò alla gloria degli altari il 10 giugno 2001, proclamandolo santo, possiamo riconoscere in essa dei tratti peculiari, ed anche piuttosto comuni, dei preti del suo tempo, l’Ottocento, così gravido di necessità e di preoccupazioni.

Don Agostino era nato a Bargone di Casarza Ligure nel 1818 e, divenuto prete nel 1846, aveva incominciato la sua opera dal confessionale. Lì aveva esercitato il suo ministero con trasporto e con sempre maggior zelo nella Chiesa della Consolazione, nel centro cittadino genovese. È lì che il giovane sacerdote, attraverso la grata del confessionale, raccoglie ogni giorno gli sfoghi, le amarezze, i racconti tristi e le confidenze struggenti dei parrocchiani, e mentre impara l’arte del condurre le anime al Signore, matura in questo contesto anche la sua grandezza spirituale.

Il desiderio di prestare un sollievo anche materiale ai poveri lo porta dapprima a collaborare con Don Francesco Montebruno nell’opera degli Artigianelli, sorta a vantaggio dei ragazzi abbandonati e dispersi per i sobborghi della città, nella difficile epoca dell’industrializzazione.

Convincendosi che tutto ciò forse non bastava, accettò l’invito a prestare servizio come cappellano nelle carceri di Sant’Andrea e divenne anche cappellano del Brefotrofio cittadino, non esitando a farsi carico delle tristi vicende di migliaia di piccole creature abbandonate. Si mosse infine con tenacia nell’aprire Case-laboratorio per ragazze e donne in difficoltà.

medaglia canonizzazione roscelli

E mentre continua la sua attività pastorale nei diversi campi che gli sono affidati o che si è assunto, Don Agostino sente sempre più vivo e urgente il problema della gioventù femminile. E così, partendo dall’impegno di carità sociale profuso nelle due Case-laboratorio, le sue riflessioni e le sue preghiere sembrano orientarlo – senz’alcuna predeterminazione personale, ma quasi condotto da una serie di circostanze nelle quali cerca di discernere e di seguire il disegno di Dio – a proporre alle Maestre di queste Case una vita comune e consacrata dai voti religiosi.

Nel 1875 Don Roscelli si rivolge al Sommo Pontefice Pio IX esponendogli, in tutta umiltà, i propri intenti e le proprie difficoltà. Il Santo Padre, con la benedizione apostolica “Deus benedicat te et omnia opera tua bona”, gli invia la simbolica somma di Lire cento. L’umile Sacerdote di Bargone non ha bisogno di altro per intuire che è terminato il tempo dell’attesa ed è giunto quello dell’azione.

Nel giro di poco più di un anno è ultimata la sospirata casa al N. 5 di Via Volturno, pronta ad accogliere, il 15 ottobre 1876, le prime otto Maestre, sei delle quali il giorno 22 dello stesso mese ricevono l’abito religioso per mano del loro Fondatore, assumendo il nome di  Suore dell’Immacolata.

Don Agostino prega e lavora, con il suo immutato e inconfondibile stile: senza chiasso, senza esibizioni, ma con mano ferma e mente illuminata. Continua ad assolvere i vari incarichi ministeriali a lui affidati ed attende a meditare e ad elaborare scrupolosamente le Costituzioni delle Suore dell’Immacolata, che nel 1891 ottengono l’approvazione “ad experimentum”  da S. E. Mons. Salvatore Magnasco, allora Arcivescovo di Genova.

La fondazione della Congregazione delle Suore dell’Immacolata rispondeva perfettamente ai bisogni spirituali e morali del tempo, verso cui si era venuta concentrando l’attenzione pastorale del Fondatore. Ma con altrettanta certezza questa fondazione ci parla anche di un’esigenza del cuore sacerdotale di Don Agostino Roscelli, della sua ansia di bene, della sua generosa esistenza sovrabbondante d’amore.

“La carità – egli sosteneva – non dice mai basta: essa è immensa come è immenso Dio da cui ha origine”. In questo modo Don Roscelli insegnava alle sue figlie spirituali che il Vangelo della carità non era – e non è – un libro da leggere o un atteggiamento da sviluppare nel cuore, un comportamento da assumere nella vita, e neppure una virtù da possedere e perfezionare, ma qualcosa di vivo e di concreto: è la persona stessa di Gesù. È Lui il Vangelo vivente, la “Buona e gioiosa notizia”, che è risuonata nella storia e continuamente vi risuona.

È questo il messaggio che Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, ci comunica. È la realtà stessa di Gesù, rivelazione e presenza personale nel mondo di Dio Amore. La carne umana che Gesù prende da Maria, soprattutto la carne dolorante e insanguinata che viene inchiodata sulla croce, è la testimonianza suprema dell’amore di Dio per il mondo.

Ecco allora spiegata la scelta del santo Fondatore di porre – a cominciare dal nome stesso – le proprie figlie sotto il manto della protezione di Maria Immacolata.

Amore ardente a Gesù, con la gioia di consumare tutta la propria vita per Dio e per la Chiesa, e devozione a Maria Immacolata, realizzata in uno stile di vita semplice, laboriosa e da una carità sorridente, a imitazione di Lei. Questo è il programma delle Suore Immacolatine, presenti oggi in Italia e in vari continenti, che – fedeli al carisma impresso loro dal Fondatore – affiancano alla principale attività dell’istruzione della gioventù quella altrettanto importante e necessaria della cura delle persone anziane e inferme.

Maria Immacolata è il loro modello e come Lei si impegnano a vivere la verginità e la maternità nella Chiesa, con una presenza che è al tempo stesso discreta e gioiosa, sorretta da una forte vita comunitaria.

© Maria Amata Di Lorenzo – all rights reserved

articolo pubblicato sul mensile Madre di Dio – luglio 2016 – tutti i diritti riservati

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Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta a indirizzo psicobiologico, Maria Amata Di Lorenzo è specialista in psicologia della salute ed esperta in guarigione del sistema mente-corpo e medicina energetica, ha conseguito inoltre la preparazione in Assertiveness Coaching, per la gestione emozionale dei conflitti interpersonali in ambito familiare, affettivo e professionale. Maria Amata ha conseguito in precedenza una laurea in Lettere Moderne, lavorando per diversi anni nel giornalismo e nell'editoria e acquisendo competenze specifiche nel web marketing. Successivamente ha studiato Scienze della salute psicologiche e sociali, specializzandosi come terapeuta nell'ambito della consulenza psicobiologica. È autrice di numerosi libri - romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari e spirituali - tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco, sloveno). Il suo blog è www.mariamatadilorenzo.it
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2 thoughts on “Agostino Roscelli, la carità che mai dice basta

  1. Anche questa di Agostino Roscelli, Maria Amata, è una storia che ci invita a guardare oltre il mondo, così spesso violento, insulso, pieno di Ego smisurati, che ci circonda da ogni parte, soprattutto oggi. Grazie.

    1. grazie a te, Alberto.
      sì, hai proprio ragione, siamo circondati dalla violenza, e la violenza più grande nasce da un ego smisurato, di chi non tiene mai conto degli altri, di chi non ha rispetto né amore, e pensa solo a se stesso, a imporsi sugli altri, con ogni mezzo, compresa la violenza, quella verbale, psicologica e poi anche fisica, materiale, come stiamo vedendo in questi giorni, caro Alberto.
      Come dici tu, dobbiamo guardare oltre. C’è un Oltre in tutto, diceva il mio amato Pirandello.
      Ti saluto affettuosamente, professore 🙂
      M.Amata

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