La strada di Jorge

Maria Amata Di Lorenzo

LA STRADA DI JORGE

Da Buenos Aires al mondo

Il lungo cammino di Papa Francesco

fino al soglio di Pietro

Da Buenos Aires al mondo. Il lungo cammino di papa Francesco fino al soglio di Pietro. La sua missione, il suo carisma, la sua anima in un libro che lo racconta a cuore aperto.

Da vera indagatrice dell’anima, Maria Amata Di Lorenzo scava nella vita e nella personalità del pontefice argentino portando alla luce gli aspetti più intimi della sua esistenza prima della chiamata sul soglio di Pietro. Il ritratto di un bambino, ragazzo e uomo che per noi è diventato Papa Francesco.

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LA STRADA DI JORGE

di Maria Amata Di Lorenzo

in ebook ed edizione di carta

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IL DONO DA LUNGO TEMPO PREPARATO

di Simona Lo Iacono

 

La Provvidenza è fantasiosa e imprevedibile, non conosce la stanchezza o la fiacca, è una laboriosa cospiratrice al servizio di Dio. Armeggia, la Provvidenza e, a nostra insaputa, tesse momenti e colpi di scena.

È ospitale e allegra, tenerissima e paziente, e – soprattutto – ha un chiodo fisso: la nostra salvezza. Perciò niente di strano che in questi anni, mentre noi eravamo occupati ad amare, a sbagliare, a lavorare, a creare e distruggere, a costruire una famiglia o a perderla, Lei operava segreta e sepolta, intuendo i nostri bisogni, soccorrendoci senza darlo a vedere.

Una serie di incastri e meraviglie che neanche il più arguto dei registi avrebbe saputo costruire, un fluire di eventi logico, necessario, di intensità crescente fino ad arrivare a Lui. Questo Papa.

La sequenza è perfetta: le luci abbaglianti di un papa buono, prima, di un papa sorridente, poi. E di un santo papa polacco subito dopo. Infine, un papa umilissimo che legge nel futuro e preannuncia l’arrivo di questo padre, la cui unica missione è sanare, consolare, portare tenerezza.

Maria Amata Di Lorenzo ripercorre le tappe della vita di Jorge Bergoglio con lo spirito della cronista rigorosa e della conoscitrice della Provvidenza.

Nella storia di quest’uomo semplice, senza orpelli e ornamenti, non vede solo un Pontefice apertissimo, vitale, vibrante di passione evangelica. Vede anche il dono da lungo tempo preparato, il mistero che – nuovamente – ci si rivela con pienezza e ardore.

Papa Bergoglio arriva a Roma straniero ma con sangue italiano nelle vene, ha alle spalle un lungo esercizio tra gli ultimi e i diseredati. Ha imparato presto che amare vuol dire una cosa soltanto: esserci. Piangere con chi piange. Ridere con chi ride. Non lo interessa il giudizio, e forse non sa neanche come formularlo.

La notte in cui un terribile rogo devasta l’affollata discoteca Cromañón, nel 2004, fa il giro degli ospedali per consolare le famiglie e assistere i sopravvissuti. Sette anni dopo, quando un treno deraglia nella stazione di Once, accorre dai feriti. Lava e bacia i piedi degli ammalati di AIDS, offre ai poveri, accoglie, accarezza, abbraccia.

Quando, nel 1998, diventa arcivescovo e gli assegnano l’appartamento arcivescovile, preferisce rifiutare e trasferirsi in una cameretta al terzo piano della Curia, simile ai suoi, povero tra i poveri.

Già Papa, corre a Lampedusa, mescola le sue lacrime al sangue del mare. Piange i figli che non conosceva, le traversate accorate verso la speranza. Se tuona di indignazione è per scuotere l’indifferenza, per invitare l’uomo a farsi carico dell’altro uomo.

Per il resto, non gli importa nulla della vita di chi gli sta davanti, non giudica. In ogni caso, vede un ferito, una persona in attesa di un gesto. Come quando Matteo scrive: “Gesù vide un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento d’amore e lo scelse, gli disse: Seguimi”.

Papa Francesco fa la stessa cosa. Guarda con sentimento d’amore, fa spallucce alle categorie, alle barricate che gli esseri umani costruiscono. Piuttosto, risana, sorride, entra nella necessità più lacerata di ognuno di noi, nel mistero più doloroso: essere amati.

La misericordia non è affare per i buoni e per i giusti, scova anzi i figli più sgangherati e imperfetti, gli arrovellati e gli indecisi, i traditori e i refrattari. È calda, la Misericordia, ci conosce e ci rassicura. Sembra dirci: poiché sei caduto, ti amo di più…

Simona Lo Iacono

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Papa Francesco, un “padre” che sa trasmettere a ogni uomo un riflesso della carezza di Dio

Intervista a Maria Amata Di Lorenzo

di MARIA LUCIA RICCIOLI

 

13 marzo 2013, ore 19.06. Fumata bianca. Il vuoto delle epocali dimissioni di Benedetto XVI, umile lavoratore nella vigna del Signore – e che tuttora vive la vita della Chiesa nel silenzio e nella preghiera… scopriremo forse più in là la portata e la grandezza di questo pontefice erroneamente creduto un papa di transizione – è finalmente colmato dalla gioia di sapere che finalmente Habemus papam.

Più tardi, scopriamo che si tratta di un argentino, Jorge Mario Bergoglio. Un uomo che fin dai primi istanti del pontificato lascia trasparire la profonda umiltà e semplicità che improntano la sua vita.

Di qui i “Buongiorno”, i “Buon pranzo”, le omelie a braccio, il rifiuto in nome della gesuitica austerità che lo contraddistingue di tutti gli orpelli del suo ruolo… una piccola grande rivoluzione che Maria Amata Di Lorenzo ci racconta in un libro dedicato a quello che chiama “padre Jorge”, el cura, il curato, cioè colui che si prende cura, il prete dunque prima ancora che il pontefice, il vescovo di Roma.

Il libro segue Jorge fin dall’infanzia vissuta tra i vicoli di Buenos Aires, a tirare calci a un pallone. Ci ritrae con semplicità e calore un papa che è innanzitutto figlio e fratello, amico, poi studente, lavoratore, seminarista, sacerdote e vescovo di Buenos Aires, città dai mille splendori ma deturpata dalle ombre della miseria, della criminalità organizzata con i suoi tentacoli che strozzano, sfruttano, schiavizzano.

Maria Amata Di Lorenzo è coinvolta, partecipe, e il suo sguardo su Jorge Mario Bergoglio diventa il nostro, che scrutiamo nei gesti e nelle parole di Papa Francesco per cogliere una scintilla di luce, una favilla della misericordia divina. Per chiedere una parola che sia proprio per noi, un gesto. Una carezza.

La carezza di un padre. Verissimo: papa Francesco ci dà l’idea di essere il padre, il nonno, l’amico di tutti noi. Un uomo dal grande calore, dai gesti pieni di significato ma comunque spontanei… puoi parlarci della paternità di Francesco, che per definizione e ruolo è pater, abbà, papa dunque, e che percepiamo tale – anche i cosiddetti lontani?

“El cura”, lo chiamavano quando girava per le strade polverose di Buenos Aires, “il prete”. E, da papa, Jorge Mario Bergoglio non è altro che questo: un prete. Cioè un padre. Un padre è ciò di cui noi abbiamo bisogno, e in tanti l’abbiamo capito quel 13 marzo di un anno fa, vedendolo affacciarsi con il suo “buonasera” sull’immensa piazza brulicante di gente. Un padre che ci parla con la lingua della tenerezza, che ci mostra il volto dell’amore. Un padre che non giudica ma accoglie, un padre che ascolta, ascolta veramente, non fa finta di ascoltare come sovente succede nell’esperienza quotidiana di tanti di noi.

Perché noi siamo i figli del 900, un secolo che ha seppellito i padri. Averli seppelliti però non ci ha reso affatto più liberi né tantomeno felici, ci ha resi soltanto più soli. Ci ha reso degli orfani. E allora non c’è uomo o donna, io penso, che anche professandosi non credente, non senta vibrare dentro di sé qualcosa. È un “qualcosa” a cui spesso non sa dare un nome, né una forma, né voce, ma di cui si avverte, insopprimibile, una sottile nostalgia in fondo al cuore. Papa Francesco ha risvegliato, io credo, in molti di noi questa nostalgia, questo anelito profondo. Quel suo riceverci nella tenerezza, nel suo cuore caldo e tenero di padre. Papa Francesco è un “padre” che sa trasmettere a ogni uomo un riflesso della carezza di Dio.

Come hai vissuto l’elezione di Bergoglio a pontefice? Cosa ti lega a questo sacerdote speciale?

Non avevo mai visto un mio sogno avverarsi nella mia vita, fino a quella sera di marzo. Conoscevo la profonda umiltà di padre Jorge, la sua dedizione ai poveri, la dolcezza del suo cuore. Per questo desideravo che fosse Papa già nel precedente conclave del 2005. La sera del 13 marzo 2013, quando ho sentito le prime parole dell’Habemus Papam, mi è bastato udire Giorgio, soltanto Giorgio, in latino, per capire in un istante che si trattava di Jorge e allora sono scoppiata in lacrime.

Mi lega a questo sacerdote speciale, come lo chiami tu, un carattere generoso e aperto, un orizzonte di vita in cui le cose del cuore hanno sempre la precedenza su tutto, una visione del mondo che si realizza nell’amore, ricevuto e donato, con assoluta gratuità, senza calcolo, senza pregiudizi, nella libertà assoluta dello spirito.

Raccontaci la genesi di questo libro e quale vorresti fosse il suo scopo, il suo messaggio.

Ero impegnata nella scrittura di un romanzo, quando mi è stata affidata la stesura di questo volume. Ho affrontato un impegno anche particolarmente gravoso per realizzarlo, scrivendo senza sosta per tanti mesi. Ma l’ho fatto con gioia, senza sentire la fatica. Volevo raccontare la storia di un uomo felice. La storia di padre Jorge, l’amato padre Jorge, che da Buenos Aires un giorno ho ritrovato sul soglio di Pietro. In questo io racconto il pontefice, in quelli che sono a mio avviso gli aspetti più peculiari e più intimi della sua personalità, ma soprattutto racconto padre Jorge, il gesuita argentino che fino all’elezione di marzo 2013 pochi conoscevano fuori del suo Paese. Non è un caso infatti che il libro porti questa dedica: “a padre Jorge, che un giorno ha accettato di imbarcarsi con Dio per traghettare noi nella luce”.

Molto carina la tua idea di mandare un estratto personalizzato del libro a chiunque te ne faccia richiesta. In effetti, mutatis mutandis, il messaggio di Dio sempre uguale a se stesso, avulso da mode, è però un messaggio personale, individuale. Come vivi la tua missione di scrittrice? Di intellettuale che vive la fede anche attraverso la scrittura?

Non ho mai pensato che scrivere sarebbe diventato un giorno il mio mestiere, avevo altri progetti per la mia vita. Però scrivo ormai da molti anni e lo faccio con tanta passione. Coltivo la mia vocazione letteraria come una ricerca interiore, come una dimensione etica, spirituale, apparentata alle istanze più profonde della mia anima e non alle logiche commerciali del mondo editoriale. Io so che nascendo ho ricevuto un dono, che in certi momenti per me è invitante come la stella più chiara del cielo, in altri è pesante come il fardello della notte più nera.

Non so se si possa parlare di missione, come dici tu, e per quanto riguarda la fede potrei risponderti con le stesse parole di Carlo Maria Martini, allorché egli diceva che in ognuno di noi c’è un credente e un non credente che si interrogano a vicenda ogni giorno. Nessuno infatti sfugge ai suoi demoni quotidiani, come racconto anche nel romanzo che sto attualmente scrivendo, e tutta la nostra vita in definitiva non è altro che questo: una continua ricerca di senso.

Sulla terra noi viviamo nella speranza, non conosciamo niente, non abbiamo nessuna certezza, abbiamo però la speranza ed in questo, credo, consiste la nostra fede, che – bada bene – è universale, non è legata all’appartenenza a una chiesa o a un credo, è innata in noi, è una cellula di luce che ci vibra dentro, che ci dà l’impulso ad agire, a cercare il bene e la bellezza in tutte le sue forme, e poi a scriverne.

Si scrive forse per questo: per accendere piccole luci intorno a noi e non sentirsi al buio da soli. Si scrive – ed è il mio caso – perché la vita da sola non basta a colmare i desideri del mio cuore, per una promessa d’amore da mantenere, per rimanere, nonostante tutto, fedele a me stessa.

© Maria Lucia Riccioli su Letteratu (all rights reserved)

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LA PAROLA AI LETTORI

Questo libro ci piace perché…

 

«Ho finito oggi di leggere il bel libro di Maria Amata Di Lorenzo su Papa Francesco. Per me è stata una carezza sul cuore.

Abbiamo un enorme bisogno di speranza e di “accoglienza”; abbiamo bisogno di inclusività e di comprensione; abbiamo bisogno di essere perdonati e poter ricominciare fiduciosi il nostro difficile cammino: Padre Jorge, poi Papa Francesco, queste scintille di vita materiale e spirituale ce le dona a piene mani.

Maria Amata, con una scrittura limpida e curata, che in certe descrizioni diviene lirica, ci racconta l’uomo e il pastore, l’umanità e il carisma di un pontefice di cui la Chiesa aveva un disperato bisogno, per attingere nuovamente alla linfa del Vangelo e al suo messaggio più che mai rivoluzionario».

Maria Gisella Catuogno

 

«Di papa Francesco leggiamo ogni giorno sui giornali quello che dice e che fa, lo vediamo alla tv e persino sul web. Ma questo libro ce lo fa conoscere meglio, come i mass media, troppo superficiali a volte e frettolosi, non sanno fare.

C’è tutta la sua storia, quella che nessuno conosce, quando era sacerdote a Buenos Aires, e prima ancora un ragazzo e un bambino. C’è tutto l’uomo, che ci aiuta a capire meglio il papa.

È un libro che parla al cuore, l’autrice ha uno stile pulito ed elegante, ricco di passione.

Si chiude il libro con dispiacere ma con la consapevolezza, ed anche la gioia, di aver conosciuto veramente Jorge Mario Bergoglio, che pagina dopo pagina è diventato un nostro amico, uno di noi, grazie alla penna e al talento di Maria Amata Di Lorenzo.

Gli do il massimo dei voti».

Stefania Repoli

 

«Maria Amata Di Lorenzo disegna il profilo biografico e spirituale di papa Francesco con tocco lieve e significativa capacità di entrare in empatia, con il papa e con i propri lettori, perché, da buona romana e convinta fedele, riesce bene a fare proprie le vicende che racconta.

Il profilo che viene fuori da questo libro ci riferisce quindi di un grande uomo, capace delle rivoluzioni più profonde, sempre realizzate con la forza della sua fede incrollabile.

I tratti essenziali che contraddistinguono papa Francesco sono pertanto la tenerezza, la dolcezza unite alla fermezza e alla coerenza. Aspetti, questi, che si traducono invariabilmente in uno stile di vita sobrio, mai sopra le righe, che ci aiutano a comprendere l’intensa personalità di “padre Jorge”, come ancora ama definirsi papa Francesco».

Massimiliano Magnano

 

«Questo libro su Papa Francesco è davvero bello, sentito nel profondo oltre che scritto benissimo, ed è qualcosa che mi accompagnerà sempre, mi darà conforto, mi aiuterà. È qualcosa di prezioso».

Delia Morea

 

«Complimenti. Su Papa Francesco si sta scrivendo molto, moltissimo, forse troppo. Ma il tuo volume ha il grande merito di essere scritto bene e col cuore.

Non basta buttar dentro una gran mole di informazioni, serve una trama che renda bello, piacevole e insieme profondo il racconto.

Inoltre c’è il richiamo a Maria che segna le tue pagine e dà un tocco in più di “femminilità”. Infine – e personalmente è la cosa che apprezzo di più – c’è la prospettiva della ricerca di Dio, che introduci con la bella preghiera composta dal giovane Bergoglio e sostanzi con due citazioni a me molto care, quelle di Saint-Exupéry e Albert Camus.

Brava, come sempre».

Enzo Romeo

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Maria Amata Di Lorenzo

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Da Buenos Aires al mondo

Il lungo cammino di Papa Francesco

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“Con questo libro vi racconto Jorge Bergoglio”

Maria Amata Di Lorenzo parla del suo nuovo volume sulla figura di Papa Francesco

di SIMONE GAMBACORTA

 

Sta per arrivare il nuovo libro di Maria Amata Di Lorenzo. Impegnata da sempre nella scrittura – dalla narrativa al giornalismo – Maria Amata Di Lorenzo ha firmato poesie, saggi, romanzi e testi per il cinema e il teatro.

In questa intervista parla di sé, delle sue nuove pagine e dei motivi che l’hanno spinta a scriverle.

Che cos’è questo libro?

È un libro dedicato a Jorge Bergoglio, che nel marzo 2013 è salito al soglio di Pietro col nome di Francesco. Io racconto il pontefice, in quelli che sono a mio avviso gli aspetti più peculiari e più intimi della sua personalità, ma soprattutto racconto padre Jorge, il gesuita argentino che fino all’elezione di marzo 2013 pochi conoscevano fuori del suo Paese. Non a caso il libro porta questa dedica: “a padre Jorge, che un giorno ha accettato di imbarcarsi con Dio per traghettare noi nella luce”.

Che cosa l’ha spinta a realizzare questo lavoro?

Una decina di anni fa avevo scoperto, abbastanza per caso, che a Buenos Aires c’era un “cura villero”, cioè un prete delle baraccopoli, molto attento ai poveri, dallo stile di vita umile, spirituale e austero. Il suo nome era Jorge Mario Bergoglio. Cominciai ad accarezzare un sogno, il sogno di vederlo papa un giorno. E quando ci fu il conclave del 2005 desiderai ardentemente che fosse eletto. Conoscevo la sua umiltà, la sua profonda dedizione ai poveri, la sua vita di preghiera, la dolcezza del suo cuore. Io sognavo di vedere padre Jorge sul soglio di Pietro, era un dono che sognavo per il mondo, perché sentivo che il mondo aveva bisogno di lui. A volte i sogni nella vita si avverano. Così quando quella sera di marzo ho visto affacciarsi dalla loggia di San Pietro il protodiacono con il nome del nuovo Pontefice, ho trattenuto il fiato per un tempo che m’è parso infinito e poi, con il cuore che mi rullava nel petto come un tamburo, quando ho sentito le prime parole dell’Habemus Papam mi è bastato udire Giorgio, soltanto Giorgio, in latino, per capire in un istante che era Jorge ed allora, sì lo confesso, sono scoppiata in un pianto dirotto.

Quanto è stato difficile per lei “raccontare” Papa Bergoglio?

Non è stato per nulla difficile, perché la sua vita parla da sé. È stato molto bello per me ripercorrere tutta la sua esistenza alla luce di ciò che è adesso, e cioè la guida spirituale di oltre un miliardo di cattolici sparsi nel mondo. Chi ha già letto il mio libro, apprezzandolo, ha detto che è stato scritto con profonda e profetica passione. Non posso giudicare il mio lavoro perché mi appartiene, però quello che so con molta chiarezza è questo: questo libro non è un libro scritto come tutti gli altri. In tutte le mie opere (quelle edite sono già una quindicina) ho messo il mio mestiere e la mia dedizione. Questo libro però è stato scritto con un sentimento diverso, e ho affrontato un impegno anche particolarmente gravoso per realizzarlo, scrivendo senza sosta per tanti mesi, ma l’ho fatto con gioia e per rendere omaggio al “mio” padre Jorge, per raccontare chi fosse quel bambino, quel ragazzo, quell’uomo che poi è diventato papa Francesco.

Maria Amata, nella sua vita tutto è scrittura, da sempre. E tutto è cominciato, se non sbaglio, dal giornalismo. L’approdo alla scrittura creativa, invece, come è avvenuto? 

La scrittura creativa è venuta prima del giornalismo, ma è con l’approdo al giornalismo che ho cominciato a pubblicare. Mi sono laureata in Lettere Moderne a Urbino, poi ho studiato giornalismo e ho iniziato la gavetta nei giornali. Però io scrivevo da sempre. Ricordo con molta precisione quei giorni della mia infanzia in cui, piccolissima, non sapevo ancora leggere e scrivere e già scarabocchiavo sui quaderni e imbrattavo col gesso il marciapiede davanti a casa mia. Poi a cinque-sei anni ho scritto la mia prima poesia, ma per me era un gioco, un modo bellissimo per passare il tempo, e così è stato per tanti anni. Non pensavo affatto che scrivere sarebbe diventato il mio mestiere, in altri termini la mia vita.

Lei ha pubblicato poesie, saggi, romanzi, e ha scritto per il cinema e il teatro. Ma che cos’è che accomuna tutti questi versanti? 

Li accomuna una cosa molto semplice, ma per me essenziale: la passione del comunicare. Per me non fa molta differenza scrivere un romanzo piuttosto che un saggio, o una poesia o un testo teatrale. Al fondo di tutto c’è la mia interiorità che vuole trovare uno sbocco e usa la creatività per farlo, e che vuole comunicare con gli altri per un desiderio di condivisione, incontrandoli su quel terreno comune che è la sensibilità e i personali moti del cuore. Questa è la molla che mi spinge a scrivere.

In effetti una costante del suo impegno è la condivisione: dal magazine «In Purissimo Azzurro» passando per il più recente lit-blog «Flannery», fino ad arrivare al mondo social e alle newsletter, mi pare che il contatto con l’altro sia la finalità di ogni sua scrittura. Che tipo di risposte ottiene? 

Le risposte sono eccellenti, e questo mi preme dire che è l’aspetto più bello del mio lavoro. Non mi piace affatto l’idea dello scrittore che se ne sta nella sua torre d’avorio, conducendo un’esistenza autoreferenziale, impaurito quasi dalla presenza degli altri scrittori e dalla loro bravura, ben deciso a non mischiarsi con loro e men che mai con i propri lettori, che vanno bene solo quando sono “paganti”, cioè acquistano i libri e danno lustro, ma per il resto possono anche togliersi dai piedi. Conosco purtroppo molti scrittori che ragionano così e, senza voler giudicare nessuno, dico che la vita diventa molto povera quando la si vive in questo modo. Io passo molte ore della settimana a rispondere ai miei lettori. È bellissimo, e non è affatto una perdita di tempo, come mi sento dire qualche volta da qualche mio collega. È per loro in fondo che io scrivo, per i lettori. Ho anche un blog dove sono sempre raggiungibile, www.mariamatadilorenzo.it, e che col tempo è diventato un luogo di incontro molto importante per me ed i miei amici lettori.

Lei lavora da sempre nella cultura: nel caos non solo politico ed economico, ma anche mediale e massmediatico di oggi, quale pensa sia il compito di uno scrittore?

Accendere luci, piccole luci che illuminano il buio circostante.

Il suo libro su papa Francesco si apre con un esergo molto “letterario”, tratto da un dialogo di “Norwegian Wood” di Murakami, che dice: “Conosco la differenza tra le persone che sanno aprire il loro cuore e quelle che non sanno. Tu sai aprirlo, ma solo quando dici tu. – E se uno lo apre cosa accade? – Si guarisce”.

Questa è una cosa in cui credo profondamente. Chi nella vita non ha il coraggio di aprire il proprio cuore, anche rischiando, non conoscerà mai la vera felicità.

© Simone Gambacorta su La Città Quotidiano (all rights reserved)

 

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Del libro hanno scritto…

 

Maria Amata Di Lorenzo è una giornalista e una scrittrice che da anni si occupa di saggistica di spiritualità. Le ricerche di Maria Amata Di Lorenzo sono sempre molto accurate ed evidenziano la capacità della scrittrice di entrare in stretta relazione con i personaggi che vengono presentati e con gli eventi che vengono narrati. Questo è un libro esemplare, da questo punto di vista. Maria Amata Di Lorenzo disegna il profilo biografico e spirituale di papa Francesco con tocco lieve e significativa capacità di entrare in empatia, con il papa e con i propri lettori, perché, da buona romana e convinta fedele, riesce bene a fare proprie le vicende che racconta.

Il profilo che viene fuori da questo libro ci riferisce quindi di un grande uomo, capace delle rivoluzioni più profonde, sempre realizzate con la forza della sua fede incrollabile. I tratti essenziali che contraddistinguono papa Francesco sono pertanto la tenerezza, la dolcezza unite alla fermezza e alla coerenza. Aspetti, questi, che si traducono invariabilmente in uno stile di vita sobrio, mai sopra le righe, che ci aiutano a comprendere l’intensa personalità di “padre Jorge”, come ancora ama definirsi papa Francesco. Una immagine di questo straordinario papa sembra allora prevalere su tutte le altre: le scarpe sformate, nere, che il cardinale Bergoglio usava quando andava a trovare i più poveri tra i poveri, nei sobborghi di Buenos Aires. Quelle stesse scarpe accompagnano papa Francesco per le vie del mondo.

© Massimiliano Magnano su La voce dell’isola (all rights reserved)

 

 

«Il bel volumetto di Maria Amata Di Lorenzo ripercorre il cammino umano e spirituale di Padre Jorge Mario Bergoglio, divenuto Papa Francesco.

E quello che colpisce il lettore è proprio il trasferimento nel suo pontificato di quello spirito di umiltà e al tempo stesso di determinazione, nella lotta ai mali del nostro tempo, che già esercitava nella sua Argentina, specialmente nelle periferie di Buenos Aires. Ed ecco che chi legge, sia o meno credente, è investito da un soffio di speranza e di consolazione, venendo a conoscenza di un uomo di tale spessore  etico, perché pensa che i valori cristiani o semplicemente morali abbiano trovato finalmente un ottimo terreno di coltura per germogliare e diventare, da minuscoli semi, piante rigogliose che  popoleranno il mondo.

Papa Francesco, con la scelta stessa del nome, paradigma di totale immedesimazione nell’altro, specialmente se bisognoso; con il suo atteggiamento inclusivo e le parole calde e decise del buon padre di famiglia, ci invita alla fiducia, alla preghiera, alla fede piena e gioiosa; ci propone di affidarci alla tenerezza di Maria, di non disperare mai, di aprire cuore e mente all’amore, perché senza di esso non può esserci pace personale e sociale.

Maria Amata Di Lorenzo, per raccontare Papa Francesco e la sua straordinaria esperienza umana e pastorale, usa un linguaggio fresco, vivace, accattivante, talvolta decisamente lirico, che ci conduce per mano, con lui, per le strade dell’Argentina e nei sobborghi miserevoli della sua capitale, dove un’umanità emarginata e disperata accoglie come acqua nel deserto la sua parola d’incoraggiamento e di carità cristiana.

Impariamo a conoscere quel Paese, la sua cultura, la sua storia d’immigrazione, le sue leggende, il suo culto per la Vergine, la gioia irrefrenabile del popolo che saluta il suo Padre Jorge che diventa pontefice.

Un libro luminoso che fa bene al cuore, come quella carezza che virtualmente ogni giorno Papa Francesco ci regala»

© Maria Gisella Catuogno su Viadellebelledonne (all rights reserved)

Da un lettore appassionato

Cara Maria Amata,

la Provvidenza di Dio ci ha concesso, voglio dire a noi che abbiamo la ventura di vivere in questi anni, di “vedere” ed “ascoltare” un Papa particolare, Papa Francesco, che parla, prima che alla nostra intelligenza, al nostro cuore.

Ed è di questo che tutti gli uomini, e forse soprattutto gli uomini di oggi, hanno bisogno. E gli uomini che lo ascoltano lo sentono, avvertono il loro cuore aprirsi alle sue parole, che penetrano dentro immediate.

Ed essi hanno la sensazione di essere “toccati” in profondità, sentono che sono parole vere e prive di remore, di eccezioni, Parole nelle quali ciascuno trova qualcosa di grande che fa per lui, di cui proprio lui ha bisogno: l’Amore di Dio.

Il tuo libro agisce in chi legge come una serie di note musicali che fanno da sfondo alla sua figura, a ciò che fa, a ciò che è, a ciò che dice.

Ti ringrazio molto per questo.

Alberto Mancini


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INTERVISTA

“L’amore è l’unica casa da abitare in questa vita”

Un colloquio con la scrittrice Maria Amata Di Lorenzo

di SIMONA LO IACONO

 

La Provvidenza è fantasiosa e imprevedibile, non conosce la stanchezza o la fiacca, è una laboriosa cospiratrice al servizio di Dio. Armeggia, la Provvidenza e, a nostra insaputa, tesse momenti e colpi di scena.

È ospitale e allegra, tenerissima e paziente, e – soprattutto – ha un chiodo fisso: la nostra salvezza. Perciò niente di strano che in questi anni, mentre noi eravamo occupati ad amare, a sbagliare, a lavorare, a creare e distruggere, a costruire una famiglia o a perderla, Lei operava segreta e sepolta, intuendo i nostri bisogni, soccorrendoci senza darlo a vedere.

Una serie di incastri e meraviglie che neanche il più arguto dei registi avrebbe saputo costruire, un fluire di eventi logico, necessario, di intensità crescente fino ad arrivare a Lui. Questo Papa.

La sequenza è perfetta: le luci abbaglianti di un papa buono, prima, di un papa sorridente, poi. E di un santo papa polacco subito dopo. Infine, un papa umilissimo che legge nel futuro e preannuncia l’arrivo di questo padre, la cui unica missione è sanare, consolare, portare tenerezza.

Maria Amata Di Lorenzo ripercorre le tappe della vita di Jorge Bergoglio con lo spirito della cronista rigorosa e della conoscitrice della Provvidenza.

Nella storia di quest’uomo semplice, senza orpelli e ornamenti, non vede solo un Pontefice apertissimo, vitale, vibrante di passione evangelica. Vede anche il dono da lungo tempo preparato, il mistero che – nuovamente – ci si rivela con pienezza e ardore.

Papa Bergoglio arriva a Roma straniero ma con sangue italiano nelle vene, ha alle spalle un lungo esercizio tra gli ultimi e i diseredati. Ha imparato presto che amare vuol dire una cosa soltanto: esserci. Piangere con chi piange. Ridere con chi ride. Non lo interessa il giudizio, e forse non sa neanche come formularlo.

La notte in cui un terribile rogo devasta l’affollata discoteca Cromañón, nel 2004, fa il giro degli ospedali per consolare le famiglie e assistere i sopravvissuti. Sette anni dopo, quando un treno deraglia nella stazione di Once, accorre dai feriti. Lava e bacia i piedi degli ammalati di AIDS, offre ai poveri, accoglie, accarezza, abbraccia.

Quando, nel 1998, diventa arcivescovo e gli assegnano l’appartamento arcivescovile, preferisce rifiutare e trasferirsi in una cameretta al terzo piano della Curia, simile ai suoi, povero tra i poveri.

Già Papa, corre a Lampedusa, mescola le sue lacrime al sangue del mare. Piange i figli che non conosceva, le traversate accorate verso la speranza. Se tuona di indignazione è per scuotere l’indifferenza, per invitare l’uomo a farsi carico dell’altro uomo.

Per il resto, non gli importa nulla della vita di chi gli sta davanti, non giudica. In ogni caso, vede un ferito, una persona in attesa di un gesto. Come quando Matteo scrive: “Gesù vide un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento d’amore e lo scelse, gli disse: Seguimi”.

Papa Francesco fa la stessa cosa. Guarda con sentimento d’amore, fa spallucce alle categorie, alle barricate che gli esseri umani costruiscono. Piuttosto, risana, sorride, entra nella necessità più lacerata di ognuno di noi, nel mistero più doloroso: essere amati.

La misericordia non è affare per i buoni e per i giusti, scova anzi i figli più sgangherati e imperfetti, gli arrovellati e gli indecisi, i traditori e i refrattari. È calda, la Misericordia, ci conosce e ci rassicura. Sembra dirci: poiché sei caduto, ti amo di più.

– Cara Maria Amata, raccontaci chi è questo Papa, da dove proviene.

Da dove posso cominciare? Hai usato delle parole così vere, e così profonde, per descrivere papa Francesco, cara Simona, che adesso io mi sento un po’ imbarazzata ad aggiungervi qualcosa che possa superare quanto tu hai appena detto. Posso dire allora, riassumendo alcuni miei pensieri, che cosa è, che cosa significa questo papa per me, per la mia vita. Forse qualcuno potrà riconoscersi nelle cose che io dico, che mi vengono dal cuore.

Questo papa, che per me era – e continua ad essere – padre Jorge, quell’umile e spirituale prete argentino che ha trascorso tutta la vita ad amare i poveri, ad ascoltare e a fasciare i cuori feriti delle persone conosciute lungo la strada, a un certo punto è divenuto un pastore universale, la guida spirituale di oltre un miliardo di cattolici nel mondo.

Mi ha dato una gioia immensa, per me è stata la compiuta realizzazione di un sogno lungamente coltivato nel mio cuore. Io sognavo infatti che padre Jorge un giorno diventasse papa, lo sognavo caparbiamente e malgrado tutto, perché era un dono che volevo per il mondo, desideravo che il mondo intero lo conoscesse ed amasse, e che potesse farsi riscaldare dalla fiamma del suo cuore, un cuore caldo e tenero di padre.

Da dove proviene papa Francesco, tu mi chiedi. Soltanto geograficamente egli proviene dall’Argentina, “un paese – come disse lui stesso la sera dell’elezione – quasi alla fine del mondo”. In realtà questo papa proviene da un “luogo” molto, molto vicino a noi, direi quasi interno al nostro cuore. Proviene dagli abissi della nostra solitudine, dal vuoto assordante delle nostre vite segnate dal disamore, mai neppure sfiorate dalla tenerezza, vite come cisterne screpolate senza una goccia d’acqua che l’arsura divora e che quell’acqua così anelata la ritrovano forse, qualche volta, solo nel sogno. Ecco che, a un certo punto, quel sogno per milioni di noi si è materializzato il 13 marzo 2013, ha preso consistenza, aveva un nome e un volto, una voce e un sorriso. E finalmente ci regalava quello che non avevamo osato chiedere mai, che non avevamo osato dire neppure a noi stessi.

Noi, quel giorno, non siamo stati più orfani.

– E poi, quella data di inizio del suo Pontificato. Il 19 Marzo 2013 Francesco inizia ufficialmente con una Messa solenne in San Pietro. Nel giorno di San Giuseppe, dunque. Non è un’incredibile coincidenza con questo suo essere, prima di tutto, “padre”?

Sì, è proprio una bella coincidenza, ma lasciami dire, Simona, che nelle cose della fede, come in quelle della vita, le coincidenze non esistono. Esistono i fili di un destino la cui trama incessantemente si dipana sulle vite degli uomini e delle donne di ogni tempo e di ogni latitudine.

Esiste l’evidenza. E l’evidenza in questo caso si coniuga con una data, il 19 marzo, che è estremamente significativa per la storia personale di papa Francesco. Fin da ragazzo infatti Jorge Bergoglio è stato per così dire amorevolmente “perseguitato” dalla figura di San Giuseppe, io questo lo scrivo nel mio libro. Fin da quel lontano 21 settembre 1953, quando non ancora diciassettenne entrò nella chiesa di San Giuseppe a Buenos Aires per una fugace visita al tabernacolo e sentì nel suo cuore in modo chiaro e ineludibile la chiamata al sacerdozio. Quel giorno, proprio quel giorno molto lontano, cara Simona, ci veniva dato un padre. Un padre le cui parole, tutte le sue parole pronunciate con la sua voce calma e pacata dalla calda cadenza argentina, sono come stille di dolcezza che scendono nei cuori infreddoliti e desolati di tanti uomini e donne del nostro tempo.

– Il primo viaggio è a Lampedusa l’8 luglio 2013. Ad accoglierlo, striscioni con su scritto: “benvenuto tra gli ultimi”. La gente sente di somigliargli, lo vede soprattutto come un papa vicino, prossimo alla nostra esperienza e alla nostra fragilità. Un papà “tenero”. Anzi, credo che sia proprio la “tenerezza” la vera rivoluzione di Papa Francesco. Non credi, cara Maria Amata?

Sì, dici bene, la tenerezza è la vera “rivoluzione” di questo pontefice. Lo scrittore Fëdor Dostoevskij, che papa Francesco ama in modo particolare, dice che “la tenerezza è la forza dell’amore umile”. È bellissima questa definizione, e molto vera. Noi potremmo aggiungere che la tenerezza è il volto affettivo della misericordia, ed è qui la chiave del pontificato di Jorge Bergoglio: la misericordia. Papa Francesco è venuto per annunciarci la misericordia di Dio.

Che cosa è mai la misericordia, ci domandiamo. Siamo in tanti a non saperlo oggigiorno. La parola “misericordia” è un concetto che suona alquanto incomprensibile alla maggior parte della gente, spesso svuotata del suo significato più autentico, eppure anelata, più o meno inconsciamente, da tanti uomini e donne del nostro tempo, persone a cui la vita ha graffiato il cuore lasciando profonde cicatrici mai rimarginate.

La misericordia è l’amore senza “se” e senza “ma”, quello che trabocca dal cuore, quello che non giudica ma accoglie, che si dà a piene mani. Un amore che forse noi non abbiamo conosciuto mai, che forse non riusciamo neanche a concepire, ma che ci dà la gioia di abbandonarci come semplici creature nelle mani del Padre, e la nostra gioia scaturisce dalla certezza di essere voluti ed amati molto al di là dei nostri meriti umani. Amati senza condizioni. Nella nostra miseria e nella nostra imperfezione. Per pura gratuità. Vale a dire per puro amore.

Papa Francesco, con ogni sua parola, con ogni suo gesto che gli viene dal cuore – perché questo è il suo stile, con lui le “cose del cuore” hanno la precedenza su tutto – sta qui a ricordarcelo e ci dice anche la necessità che abbiamo tutti quanti, credenti e non credenti, di intraprendere un cammino, e – se lo vogliamo – noi questo cammino lo possiamo fare insieme a lui, che ci si pone accanto come un compagno di strada. Perché alla fine, sai, arriva un giorno in cui si giunge a comprendere che l’amore è l’unica casa da abitare in questa vita. Una casa in cui poter far respirare l’anima al soffio della tenerezza e assaporare quell’infinito che il nostro cuore cerca e ardentemente desidera. La vita, in fondo, è solo questo per noi: una teofania luminosa e oscura dell’amore.

– Grazie per questo dono, cara Maria Amata, per questo libro che ci fa sentire figli amatissimi dal Padre.

© Simona Lo Iacono su Letteratitudine (all rights reserved)

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Per te Lettore

 

La prima edizione di questo libro uscì nel 2013, pochi mesi dopo l’elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro, e fu accolta molto favorevolmente dal pubblico e dalla critica. Ne fui molto felice.

In quei mesi, e anche dopo, fui sommersa da messaggi e testimonianze bellissime, e così quando si è presentata la possibilità di scrivere una nuova edizione l’ho accolta con entusiasmo.

Una nuova edizione, ho detto.

Infatti, questo libro che tu, caro lettore, stai cominciando a leggere, non è il medesimo libro che fu stampato alcuni anni fa.

Ha un nuovo titolo e una nuova copertina, ma non solo: il nuovo editing ha snellito il testo togliendo alcune cose, modificandone e aggiungendone altre, così che adesso quello che hai davanti è un libro nuovo, pur conservando intatto il cuore narrativo del precedente testo che ai “vecchi” lettori era piaciuto così tanto.

Ora è qui e tu lo puoi leggere, e a buon diritto esso è stato inserito nella serie dei volumi degli “Amici dello Spirito”, un progetto editoriale che comprende diversi testi, alcuni già pubblicati, altri in fase di scrittura e di edizione.

Te ne raccomando la lettura, non solo di questo testo ma anche degli altri della collana, poiché si esce davvero molto arricchiti spiritualmente dalla vicinanza e dall’incontro con simili figure così carismatiche e profonde, capaci di dare un significato luminoso al mistero dell’esistenza che riguarda ognuno di noi.

Ti auguro una buona lettura!

Maria Amata

Maria Amata Di Lorenzo

LA STRADA DI JORGE

Da Buenos Aires al mondo

Il lungo cammino di Papa Francesco

fino al soglio di Pietro

 

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