Le ferite dei non amati

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Molti si domandano se sia mai possibile uscire dalle spire del proprio passato. Sì, a patto di rompere il cerchio. Nell’istante in cui chiudi la porta sul tuo passato, perdonando le persone che nel tuo passato ti hanno fatto soffrire, e perdonando anche te stesso per averglielo permesso, ti sentirai pronto a ricevere l’amore, che è già presente nella tua vita, ma ancora avvolto in quel cono d’ombra che sta tutto attorno al tuo cuore.

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«Non mi ama proprio nessuno…». «Mi è andata male pure questa volta…». «Si vede che era la persona sbagliata…». Che cosa significano frasi come queste? Quante volte le abbiamo sentite proferire dagli altri, e chissà quante volte le abbiamo dette noi, o – se non proprio dette – almeno qualche volta le abbiamo pensate nel segreto del nostro cuore. Che cosa vogliono dire? Sono il segno di una vecchia ferita mai rimarginata e per questo ancora dolorosa. Sono l’impronta di un bisogno d’amore che col passare degli anni e delle esperienze è però rimasto sempre inappagato.

È una condizione comune a molti.

Molti di noi non si sentono compresi, ma abbandonati, soli pur non essendo mai veramente soli, non amati oppure amati male o troppo poco. Sentimenti che spesso hanno origini antiche: in un’esperienza affettiva non felice, magari vissuta nell’infanzia, che si è radicata profondamente influenzando tutte le successive relazioni.

Pensiamo al caso di un ragazzo che durante la sua infanzia ha sempre visto i propri genitori come persone distaccate e poco affettive, allora non ci possiamo sorprendere se crescendo e diventando un uomo cercherà una compagna con le stesse caratteristiche. In realtà questo meccanismo non è un atteggiamento consapevole, ma la riattuazione di un modello di affettività appreso durante l’infanzia. Un meccanismo inconscio, che scava un solco spesso molto profondo dentro il cuore.

La ferita dei non amati parte da molto lontano. Comincia da quel giorno – te lo ricordi quel giorno? – in cui tua madre ti dice che piangere è “roba da femminucce” e tu, anche se appartieni al genere femminile, non te lo puoi permettere: devi essere una dura, per diamine, e affrontare a muso duro la vita. Niente debolezze, perciò, niente cedimenti, tu devi farti valere e farti strada nella vita, ed è per questo che lei ti ha allevato a suon di sberle e di sgridate invece che di carezze e di abbracci. Quelle carezze e quegli abbracci ti mancheranno sempre.

Comincia da quella sera – te la ricordi quella sera? – in cui tuo padre non fa ritorno a casa e le ore passano torturandoti, ed è una vuota attesa, perché lui non torna e non tornerà, né quella sera né mai, e tu non gli potrai mai più dire quello che sognavi di dirgli da un tempo infinito e non c’era mai il tempo, no, non c’era mai il modo, né il momento più adatto per farlo. E adesso c’è una lastra di silenzio nella tua vita, che rimane per sempre incollata alla tua anima, e non basterà un amore, non basteranno una o dieci o cento donne che da adulto incontrerai per infrangere quel silenzio che ti è cresciuto giorno dopo giorno intorno al cuore. Hai smesso di parlare, passi le giornate con le cuffie attaccate alle orecchie ad ascoltare musica, comunichi soltanto l’essenziale, e non ti aspetti più nulla dalla vita, solo una sequela di doveri e di rimpianti, e non sai cosa significa la parola felicità.

I non amati – e molti di noi lo siamo o lo siamo stati – vivono sovente in una sorta di purgatorio esistenziale, dove si espia non si sa bene quale pena, con lo sguardo rivolto al passato, a cui si è ancora legati da pesanti catene. Come spezzare questo carcere emotivo e psichico?

Il nostro passato, a furia di pensarci, di rimuginarci sopra anche mille volte, non ritorna, ed è un bene che non ritorni, perché in definitiva non esiste più, esistono soltanto le ombre che si proiettano sul nostro presente. Dunque, rimaniamo legati a un’ombra? Non sarebbe meglio andare verso la luce? La luce è il nostro presente, la vita di oggi che è l’unica casa da abitare.

Noi non possiamo restituire vita al passato, e neanche sarebbe giusto. Dobbiamo comprendere le esperienze della nostra vita, analizzarle fino in fondo e non avere paura di riportare in superficie gli eventi dolorosi che ci hanno fatto male, ma tutto per il solo scopo di potercene alla fine liberare, perdonando noi stessi per primi, e così recuperare nuovamente intatta la nostra facoltà di amare e soprattutto di essere amati, di ricevere amore e di riconoscerlo.

Molti si domandano se sia mai possibile uscire dalle spire del proprio passato. Sì, a patto di rompere il cerchio. Tuo padre ormai non c’è più da molti anni, e anche tua madre è morta  oppure è molto anziana, è fragile come un fuscello nella sua vecchiaia un po’ penosa, con le sue idee fisse, sempre quelle. Che cosa mai potresti dirgli o dirle ora? Di che cosa ormai li potresti rimproverare? Forse lui stesso – o lei stessa – ha ricevuto delle profonde ferite nella sua vita. Ci hai mai pensato?

E se è andata proprio così, come avrebbe potuto dare a te quello che neppure lui o lei aveva conosciuto, come poteva agire in modo diverso se a sua volta non era stato amato o era stato amato poco o male, se l’amore non era mai entrato davvero nella sua vita? Pensaci, e perdona. Perdona e comprendi. Perdona, e va’ avanti.

Nell’istante in cui chiudi la porta sul tuo passato, perdonando le persone che nel tuo passato ti hanno fatto soffrire, e perdonando anche te stesso per averglielo permesso, ti sentirai pronto a ricevere l’amore, che è già presente nella tua vita, ma ancora avvolto in quel cono d’ombra che sta tutto attorno al tuo cuore: lo apri e trovi la luce e il calore che ti fanno star bene e di cui hai bisogno.

© Maria Amata Di Lorenzo

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Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta a indirizzo psicobiologico specializzata in guarigione del sistema mente-corpo, psicologia della salute e medicina energetica, ha conseguito inoltre la preparazione in Assertiveness Coaching, per la gestione emozionale dei conflitti interpersonali in ambito familiare, affettivo e professionale. Maria Amata ha conseguito in precedenza una laurea in Lettere Moderne, lavorando per diversi anni nel giornalismo e nell'editoria e acquisendo competenze specifiche nel web marketing. Successivamente ha studiato Scienze della salute psicologiche e sociali, specializzandosi come terapeuta nell'ambito della consulenza psicobiologica. È autrice di numerosi libri - romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari e spirituali - tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco, sloveno). Il suo blog è www.mariamatadilorenzo.it
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11 thoughts on “Le ferite dei non amati

  1. Bellísimas y muy inteligentes reflexiones, que demuestran de nuevo la profunda empatía que se halla en personas como tú, María Amata.

    Las sombras del pasado y la ausencia de amor en el presente, junto con los estragos que el paso del tiempo ejercen en los seres queridos y en nosotros mismos son enfermedades universales que los seres humanos llevamos dentro y que no sólo no llevamos a ningún médico sino que ni siquiera nos atrevemos a contar a nadie.

    Enhorabuena entonces por tu valentía y comprensión. Unha aperta, amica romana.

    Ramón

  2. Splendide e vere riflessioni. Il non amore proietta un’ombra sulla vita, sul presente. L’unica via è perdonare e andare verso la luce.

    1. Perdonare e soprattutto perdonarsi. Riuscire a perdonare se stessi è la cosa più difficile. Se si comprende e si fa proprio il pensiero che non è stata colpa di nessuno e che ci sarà una volta in cui andrà meglio, allora si è già molto avanti nel cammino e si può intravedere la luce, tutto il dolore è alle spalle, e questa volta per sempre: davanti c’è solo luce.

  3. Un dilemma esistenziale molto più condiviso di quanto si potrebbe pensare… Grazie Maria Amata! Leggerti è sempre un respiro di aria fresca per l’anima! 🙂

    1. grazie Linda, è un dramma molto diffuso ma sotterraneo perché non si cura con il medico o con lo psicologo, non attiene al corpo né alla psiche, ma al cuore, come centro degli affetti e delle emozioni, lì si annida la sofferenza, che va capita e accompagnata possibilmente con amore.

  4. Penso che stamperò questo tuo favoloso articolo e lo appenderò nella bacheca della mia stanza. Grazie per queste parole, a me utili proprio in questo periodo. 🙂

    1. grazie, Caterina, per i tuoi complimenti.
      sono contenta che queste mie parole ti siano utili e dicano qualcosa al tuo cuore…
      nascono dalla mia esperienza di vita e dalle mie riflessioni ed è importante secondo me condividerle con gli altri.
      un caro saluto! 🙂
      Maria Amata

  5. I’ve been suffering from this malaise of unrequitted love for four years. I don’t understand why she flirts if she doesn’t want me. Much self-esteem is gone, pain over what could be but will never be seems to cover every day silently. It’s like you say Maria Amata: something that doctors can’t cure, friends and family don’t understand, an invisible illness that haunts our lives.

    1. Your friends can understand only if they have experienced the same suffering, and you know that I understand you because I know what it means… Don’t be sad, and don’t lose the esteem of yourself. That woman is not the right woman for you, because the right person loves you unconditionally, immediately. Nurture your inner life, your sensitivity, your interests, without thinking of the love that you miss and you’ll see that something is going to happen, because love comes when you do not expect it. That’s the truth of life.

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