Luigi Caburlotto, il parroco santo di Venezia

Due anni fa, quando mi sono trasferita a Venezia, ho trovato casa in un quartiere della città, senza sapere che lì aveva abitato un grande santo, l’ho scoperto un po’ alla volta prendendo confidenza con la vita cittadina, con la sua storia, con le sue memorie. Questo santo era il figlio di un gondoliere, si chiamava Luigi Caburlotto ed era un prete di quelli che “hanno addosso l’odore delle pecore”, come direbbe oggi papa Francesco.
E non è un caso che proprio papa Francesco ha dato il via libera per la beatificazione di questo parroco veneziano dell’Ottocento, che ha una storia piena d’amore da raccontare. Questo è il mio articolo.
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©locandina beatificazione luigi caburlotto Maria Amata Di Lorenzo – all rights reserved

«Dolcezza, dolcezza, dolcezza. È con la dolcezza che si fanno i santi». Come dargli torto? È quello che ribadisce anche il nostro Papa Francesco, con ogni sua parola o gesto del suo pontificato. E forse non è un caso che sia stato proprio lui a dare il via libera per la beatificazione di questo parroco veneziano dell’Ottocento, don Luigi Caburlotto, che nell’arco della sua vita, vissuta oltre un secolo fa, ha rappresentato davvero quel modello di sacerdote tanto amato dal nostro Pontefice, il prete che ha addosso “l’odore delle pecore”.

Lo è stato veramente don Luigi Caburlotto e, nella Lettera Apostolica di Beatificazione, Papa Francesco non esita a definirlo “eminente educatore dei giovani, apostolo infaticabile della carità evangelica e maestro fedele della dottrina cristiana”.

Il figlio del gondoliere diventa sacerdote

Luigi Caburlotto nasce a Venezia il 7 giugno 1817, figlio di un gondoliere e nipote di barcaioli. Arriva al sacerdozio il 24 settembre 1842, dopo un percorso reso accidentato dalle cattive condizioni di salute che fanno temere non possa arrivare all’ordinazione. Invece il giovane e fragile Luigi ce la fa, la sua fragilità è solamente fisica, dentro ha un cuore appassionato che vibra di amore per Cristo e che non vede l’ora di cominciare il suo ministero di pastore tra le pecore che gli sono assegnate.

Arriva alla parrocchia di San Giacomo dall’Orio, che è forse la più misera e disastrata fra tutte le parrocchie veneziane, abitata allora da poverissima gente. Ne diventa parroco e non passa un anno che ha già aperto una specie di oratorio femminile in due stanze prese in affitto. Ha compreso che “la donna costruisce o demolisce la casa” e pertanto proprio dall’educazione delle ragazze bisogna partire per puntare al riscatto del quartiere.

interno della chiesa parrocchiale di S. Giacomo dall'Orio, nel sestiere Santa Croce - Venezia
interno della chiesa parrocchiale di S. Giacomo dall’Orio, nel sestiere Santa Croce – Venezia

Di fronte alla miseria morale che ha sotto gli occhi, all’abbandono della gioventù per strada e alla carenza educativa delle famiglie, don Luigi capisce che c’è una sola strada da percorrere, ed è la stessa che in quella stessa epoca sta percorrendo a Torino il grande santo educatore don Giovanni Bosco. Il problema formativo è essenziale, lo era allora come lo è anche ora.

E don Luigi lo comprende e si spende per questa grande impresa nella Venezia del suo tempo, aiutato dapprima da due catechiste, a cui presto si aggiunsero altre giovani donne, con le quali prende vita la nascente Congregazione delle Figlie di San Giuseppe.

I tre “fari” della sua vita

Fondatore ed educatore, parroco e contemplativo. Caburlotto vive con grande ardore i suoi molti e pressanti impegni quotidiani, in uno zelo di carità veramente eroica e avendo soprattutto davanti a sé tre bussole che gli illuminano il cammino che ha davanti, e sono la Scrittura, l’Eucarestia e Maria. I “fari” della sua vita.

Allo studio della Scrittura si dedicava personalmente in maniera assidua, traendone il quotidiano alimento spirituale, e ai suoi cappellani raccomandava con calore di dedicare almeno un paio d’ore al giorno alla Scrittura: “La gente mangia poco pane, e cattivo. Almeno il pane che diamo noi sia buono”.

Poi c’era l’Eucarestia, che era il cibo che lo alimentava da dentro per le opere di carità, che era sempre una carità creativa, operosa, fatta non di parole ma di gesti, di slanci concreti. Una volta, si racconta che per permettere a un muratore di partecipare alla Messa pasquale, don Luigi gli fece dono delle sue scarpe seminuove, perché quello non le aveva. E questo è soltanto un episodio della lunga sequela di gesti pieni d’amore che il beato veneziano mise in opera ubbidendo alla grande carità del suo cuore.

E poi c’era Maria, che era la Madre, la protettrice e la guida del suo sentiero di vita. “Maria – diceva don Luigi – fu prefigurata dal roveto che davanti a Mosè ardeva senza consumarsi e nel quale abitava la maestà di Dio poiché nascendo in mezzo al fuoco della colpa, rimase illesa dalla colpa.

“Maria è l’oro purissimo visto da san Giovanni che sebbene nasca nel nero seno della terra, non perde il suo splendore. Essa s’innalza come la città di Gerusalemme che partecipa della purità del suo Creatore.

“Maria è l’arca mistica, unica e sola preservata dal comune naufragio. Essa è la colomba intemerata che librandosi sulle argentee penne non posa il piede sulle brutture della terra. Essa è l’aurora splendidissima mai offuscata da nebbia o vapore. È il candidissimo giglio delle convalli che non viene mai contaminato”.

icona del beato Luigi Caburlotto

Educare amando e amare educando

“Figli miei, vi lascio il mio cuore”, scrisse nottetempo ai suoi parrocchiani quando andò via da San Giacomo dall’Orio. Troppo dolore per salutarli uno a uno, preferì congedarsi da loro con una lettera traboccante di tutto il suo affetto.

Era il 1872 quando don Luigi lasciò la parrocchia per dedicarsi completamente alla sua congregazione e alla sua impegnativa opera educativa. Poi, col passare degli anni, entrò nel silenzio della malattia e in un altro tipo di operosità, quella della preghiera, fino alla morte che lo colse il 9 luglio 1897.

Il 16 maggio 2015 è stato beatificato a Venezia, e a presiedere il rito solenne in piazza San Marco, in rappresentanza del Santo Padre, c’era il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, il quale nell’omelia di beatificazione ha detto che la speranza fu la virtù che accompagnò don Luigi Caburlotto, parroco veneziano, nel fondare e guidare le sue opere educative a favore dei più bisognosi.

“Educare amando e amare educando”, questo era il suo motto, lasciato in eredità alle sue Figlie, alle quali insegnava anche il senso di questa profonda verità: “gli educatori devono vedere tutto, correggere poco, castigare pochissimo, e vestirsi di Gesù”.

MARIA AMATA DI LORENZO

© articolo pubblicato sul mensile “Madre di Dio” – novembre 2016 –tutti i diritti riservati

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Maria Amata Di Lorenzo
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Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta a indirizzo psicobiologico specializzata in guarigione del sistema mente-corpo, psicologia della salute e medicina energetica, ha conseguito inoltre la preparazione in Assertiveness Coaching, per la gestione emozionale dei conflitti interpersonali in ambito familiare, affettivo e professionale. Maria Amata ha conseguito in precedenza una laurea in Lettere Moderne, lavorando per diversi anni nel giornalismo e nell'editoria e acquisendo competenze specifiche nel web marketing. Successivamente ha studiato Scienze della salute psicologiche e sociali, specializzandosi come terapeuta nell'ambito della consulenza psicobiologica. È autrice di numerosi libri - romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari e spirituali - tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco, sloveno). Il suo blog è www.mariamatadilorenzo.it
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