Non lasciarmi andare via

*

Un’indimenticabile infanzia

nell’isola a forma di cuore. 

Una struggente storia d’amore

nello scenario incantevole della Sicilia

degli anni Sessanta. 

Un passato oscuramente legato al presente

col filo doppio di un segreto inconfessabile. 

Un viaggio fisico ed emotivo attraverso

la malattia e il dolore,

per riscoprire la forza di una rinascita esistenziale,

imprevedibile e desiderata,

come la vita.

 

Molto apprezzato dai lettori italiani,

il romanzo “Non lasciarmi andare via”

sta uscendo

in lingua inglese in 13 Paesi nel mondo.

*

*

***

“Il romanzo Non lasciarmi andare via è un meraviglioso e potente racconto di una madre. E di una figlia che fugge senza sapere che il suo vero destino è amare quella madre e quella storia che la madre le racconta. Riconciliandosi con l’idea che ciascuno di noi non entra davvero nel significato dell’esistenza se non accoglie l’altro, se non ama i suoi errori. Maria Amata Di Lorenzo ci consegna una voce di donna intensissima, composta, poetica. Una melodia che si dipana maestosa, rivelando tocco dopo tocco la complessità delle relazioni umane, le attese, l’amore che non riesce a compiersi se non dopo un’intera storia da raccontare. Con una lingua che è ora epistolario, ora cronaca degli anni sessanta, ora rassegna cadenzata e straziata della vita che cambia, segna il cuore di chi legge, resta a dimorare in esso, a mettere radici…”

Simona Lo Iacono sul blog d’autore Letteratitudine

***

***

LA STORIA

*

non lasciarmi andare via coverFrancesca ha rotto i ponti col passato. Un giorno è andata via da Roma. È stato dopo la tragica morte di Luca, il fratello che adorava. Ha voluto mettere molti chilometri tra lei e il suo dolore. Soprattutto, ha voluto rompere i ponti con sua madre, dalla quale fin da bambina non si è mai sentita amata. Sua madre, che le ha sempre preferito Luca, chissà perché, e che le ha sempre tenuto nascosto il suo cuore; lei, siciliana impenetrabile d’altri tempi avvolta in un riserbo che con gli anni si è fatto sempre più irritante ed incomprensibile, pesante e spesso come il manto di una notte senza luna.

Ma un giorno proprio sua madre avrà in serbo qualcosa per lei, un diario scritto nei giorni della sua malattia, nell’incertezza di sopravvivere o meno e nell’urgenza di raccontarsi come mai aveva fatto prima con sua figlia. Quella malattia è per Silvana, la madre, un lungo viaggio del quale lei ignora la destinazione, ma non il senso.

E il senso è tutto in quella verità che è stata tenuta per troppo tempo lontana  dalle loro vite, ma che è la sola capace di illuminare, in modo sincero e liberatorio, il loro difficile cammino di donne. Attraverso il dolore e quel coraggio antico che ogni dolore è capace di riscattare con la forza dell’amore e della memoria.

***

«Ho letto il romanzo “Non lasciarmi andare via” durante un viaggio e mi ha conquistato a tal punto che consiglierò il libro a tutti i miei amici perché lo leggano. Quando trovi qualcosa di bello infatti il primo desiderio è che anche gli altri lo scoprano…» (Gianpaolo)

*

«Ho letto il libro di Maria Amata Di Lorenzo “Non lasciarmi andare via” e l’ho trovato molto intenso, andando avanti nei capitoli mi accorgevo che ne rimanevo sempre di più avvinto ed affascinato ed è questo, secondo me, lo scopo di ogni vero scrittore, quello di trasmettere emozioni al lettore. Maria Amata Di Lorenzo è una scrittrice che sa come regalare emozioni forti ai suoi lettori». (Salvo)

*

«Non è facile, dopo averlo letto, scrivere una recensione, perché è talmente bello che non riesci a trovare le parole giuste e all’altezza di questo piccolo capolavoro. Libro letto per puro caso, mi ha lasciato un segno indelebile nel cuore. Rimarrà tra i miei indimenticabili…» (Donald)

*

***

non-lasciarmi-andare-via-cover

Prendi il romanzo “Non lasciarmi andare via” su Amazon.it

è disponibile in formato ebook con download immediato

e in edizione di carta con spedizione veloce in 2-3 giorni

*

Questo libro non è reperibile nelle librerie fisiche italiane poiché la sua distribuzione è stata affidata in esclusiva a Amazon Europe per l’edizione in lingua italiana e a Amazon U.S.A. per il resto del mondo. Acquistarlo è molto facile: per leggere la versione ebook non è necessario avere il kindle, con una procedura guidata ed estremamente semplice si può scaricare il testo sul proprio computer, tablet e smartphone in meno di un minuto. Se si sceglie la versione di carta, è sufficiente inserire nella pagina di acquisto il proprio indirizzo di casa o di lavoro e la copia richiesta arriva in 2-3 giorni direttamente a domicilio.

**

20160912_131658*

*

Una madre e una figlia, il loro segreto, il loro mistero

*

Courtesy of William Oxer

Silvana ha cinquant’anni, ha appena subìto un delicato intervento al seno per l’asportazione di un tumore e trascorre la convalescenza in Sicilia, sua terra natale, in compagnia dei ricordi. Il professor Orlano, il chirurgo che l’ha operata, le ha suggerito di tenere durante il soggiorno un diario, e lei col passare dei giorni – in attesa di rientrare a Roma per sottoporsi alla terapia radiante – ripensa alla propria vita, al suo difficile cammino di donna in una terra arcaica, fra mille tabù, violenze, interdizioni. Un percorso costellato di fatiche e rinunce, delusioni e malintesi che hanno finito per scavare, giorno dopo giorno, solchi sempre più profondi fra lei e sua figlia, Francesca, attrice inquieta in giro per il mondo. È per lei che Silvana comincia il suo viaggio, il più difficile ed anche il più importante di tutta la sua vita: quello che la condurrà dentro di sé, nella propria anima finalmente messa a nudo perché possa brillare, alla fine, una luce sola: quella della verità, ancorché dolorosa e brutale. La verità che, sola, libera.

Le parole non dette, quelle mai pronunciate – per paura, per pudore, per vigliaccheria – poi restano dentro, ci restano come macigni e a lungo andare avvelenano il cuore. Così, di fronte al pensiero della malattia, alla presenza strisciante della morte, Silvana capisce che non ha più alcun senso fuggire, tapparsi le orecchie e gli occhi, rifugiarsi ancora una volta nella viltà.

Nella grande casa vuota di voci affacciata sul promontorio di Gibilmanna, da cui si scorgono – verso sera – le luci della baia, rivede a poco a poco davanti ai propri occhi, come un film, la storia della sua famiglia. Nella memoria tutto è fermo, congelato in un presente eterno, incorruttibile, ancora vivo. La treccia odorosa di nonna Beata, mitica compagna dell’infanzia, con i suoi riti, le epifanie, la scienza esatta dei sogni; l’adolescenza ombrosa e solitaria segnata dal tradimento del padre – partito un giorno per le Americhe in cerca di fortuna e lì inghiottito dal nulla, poi misteriosamente ricomparso dopo tredici anni, ormai estraneo ai suoi occhi di bambina innamorata e delusa; il rapporto conflittuale, e mai risolto, con la madre Isolina, dalla bella bocca avara di baci; l’educazione claustrofobica che le inaridisce i sogni e che – dopo aver conosciuto l’amore con un coetaneo, Enzo, il quale sogna di lasciare l’isola per affermarsi come scrittore, e che perderà aspettando da lui un figlio – la spinge verso un matrimonio infelice con un dirigente del Partito Comunista, futuro padre di Francesca; e poi la crescita dei figli, così diversi fra loro, e il successivo distacco; i difficili “anni di piombo” vissuti nella tranquillità borghese di un appartamento romano sfiorato assai da vicino dall’ombra del terrorismo.

Non lasciarmi andare via - Francesca riflette
Courtesy of Steve Hanks

Una vita intera, la sua, vissuta all’ombra di un segreto – la paternità di suo figlio – gelosamente custodito per tanti anni, e che però non ha preservato la sua famiglia da dolori e dissapori: Luca, il figlio di Enzo, dalla fragile e tormentata sensibilità d’artista (è un compositore), muore in un incidente automobilistico che molto assomiglia a un suicidio; credendo che la madre non abbia amato altri che lui, Francesca sceglie di andare via, di rompere i ponti, amplificando in questo modo un conflitto già latente fra loro due, un vecchio solco di errori e disamore. L’essere madre e il fare la madre, infatti, non sono esattamente la stessa cosa: in mezzo c’è un mare di sbagli, di ingenuità e passi falsi, compiuti il più delle volte in perfetta buonafede, per mancanza di modelli sicuri e di esperienza. L’amore, quello vero, passa solo attraverso la conoscenza; non si può costruire sui vuoti, sull’assenza. Se non lo si capisce allora si torna sempre indietro, al punto di partenza, come nel gioco dell’oca: si ripetono sempre gli stessi errori.

E invece lei ora sa che amare nella vita è tutto, perché «in quel viaggio incomprensibile dal mistero al mistero in cui è racchiuso il senso di ogni vita umana, è l’amore a segnare ogni volta la via».

Silvana è consapevole, perciò, di non avere forse molte altre opportunità di dialogo con sua figlia e allora vuole raccontarsi, aprire il cuore come mai aveva fatto prima in vita sua. Non un diario, e neppure un testamento; piuttosto il resoconto di un viaggio: quello della vecchia bambina della casa di tufo in cammino, negli anni, verso la consapevolezza e la libertà, dentro i mille simulacri della vita.

*

Questo romanzo ci piace perché…

La parola alla critica

*****

DELIA MOREA SU VIADELLEBELLEDONNE:

È un romanzo di emozioni forti quest’ultimo impegno letterario di Maria Amata Di Lorenzo: Non lasciarmi andare via, nel quale la scrittrice mette in campo tutta la sua sapienza nello scrivere ma anche tutto il suo cuore, regalandoci una storia di emozioni, appunto, di intime riflessioni sulla vita e la morte, una storia che non si dimentica facilmente e si legge tutta d’un fiato.

Silvana, madre e moglie, segnata dalla malattia più feroce ed inesorabile dei nostri tempi (ha subìto una operazione al seno e dovrà essere sottoposta ad una terapia radiale) ritorna in Sicilia, sua terra d’origine, per un periodo di riposo e riflessione. Silvana porta con sé ferite profonde che non riguardano soltanto la malattia ma anche il suo difficile rapporto con la secondogenita Francesca, figlia ribelle ed inquieta che è andata via volendo rompere i ponti col passato ed il ricordo di Luca, il primo figlio, apparentemente il preferito, che è morto in un incidente stradale.

Silvana nel chiuso della antica casa di famiglia decide di scrivere un diario della sua vita quasi un metaforico testamento, una confessione forse, dedicato a Francesca per fare in modo che possa comprendere finalmente tutto l’amore che lei non è mai riuscita a dimostrarle e una verità che le è stata nascosta. Questo viaggio all’interno di sé, dei suoi ricordi, delle memorie familiari, ci trasporta dapprima attraverso la storia di una famiglia povera, chiusa nelle sue durezze “isolane”, in un mondo che non esiste  più e nel quale le donne portano il peso della fatica familiare. Eppure un mondo straordinario dove antiche saggezze, quasi mitiche radici, ne sono il suggestivo  humus.

La nonna di Silvana, “Beata”, con il volto e le mani nodose segnate dal sole e dalla fatica, è un personaggio archetipo, ella rappresenta l’importanza e la grande pregnanza delle grandi madri del sud, il loro valore indiscusso nella società e nella memoria collettiva. Così la madre, “Isolina”, donna chiusa in una maschera di dignità che ha molto sopportato e sofferto e a cui la vita ha sottratto, giovanissima e per lunghi anni, il marito “Gerlando” in origine pescatore, che è dovuto partire per l’America in cerca di altre fortune.

Una famiglia antica di donne forti, tra cui Silvana, dapprima ragazzina ombrosa e anche lei acefala di un amore materno mai dimostrato dalla madre, poi donna giovane ed innamorata, infine moglie e madre infelice. Intorno a loro tutti i personaggi maschili a completare l’affresco, con caratteri e diverse vivacità. Su questa trama, all’interno della quale la storia si apre a disvelamenti di verità sommerse, a colpi di scena che infine vengono a luce, giganteggia Silvana con tutte le sfumature che un’anima femminile conserva, l’amore profondo e spesso incompreso di una madre – ruolo difficile, ingrato.

Accanto a questo la universale e spasmodica ricerca di amare ed essere amati (finalità che muove il motore del mondo da sempre) sia da parte di Silvana, di Francesca che degli altri personaggi, il senso di morte che attende dietro l’angolo e il rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato.

Con una prosa composita, una scrittura finissima e fluida, procedendo anche per flash back, Maria Amata Di Lorenzo ci consegna un romanzo che ha svariati piani di lettura, che si “vede” come un film per le descrizioni, per il vigore dei personaggi, dei loro diversi caratteri, per le atmosfere tutte vivide e affascinanti, per un ritmo incalzante che non abbandona mai il lettore e per una coralità ben orchestrata di “voci”, per l’appropriato sfondo che ci trasporta attraverso spaccati di Storia del nostro paese dal dopoguerra ai giorni nostri.

E, soprattutto, un romanzo con grande spessore poetico, come è nello stile di Maria Amata Di Lorenzo, che analizza le profonde verità del vivere, della sofferenza, dell’amore: ciò che può accadere e accade agli umani. Una storia, dunque, che ci coinvolge, nella quale è possibile rispecchiarsi perché può appartenere a tutti. Una storia moderna e antica insieme, di sentimenti e di memorie, per non dimenticare, per conservare dentro di sé il valore di essere vivi, di avere una significanza anche dopo la morte, per quelli che verranno: “attraverso il dolore e quel coraggio antico che ogni dolore è capace di riscattare con la forza dell’amore e della memoria”, come scrive Maria Amata Di Lorenzo. – [Delia Morea, Viadellebelledonne, 31 ottobre 2012]

***

GLORIANA ORLANDO SU LA RIVISTA DEL GALILEI:

Una storia tutta al femminile, quella di Silvana, Beata, Isolina, e sopra tutte Francesca, cui è dedicato dalla madre il diario che dovrebbe riuscire a chiarire le diverse sfumature emozionali, le situazioni irrisolte, un passato fatto di omissioni e fughe. Silvana è giunta ad un punto di svolta nella sua vita: dopo un intervento chirurgico deve affrontare una serie di terapie, dolorose e invasive. È un momento difficile, il futuro sembra incerto, il passato urge per tornare alla luce. Così decide di scrivere un diario rivolgendosi alla figlia Francesca, con cui ha sempre avuto un rapporto irto di conflitti e silenzi, Francesca che è andata via, a vivere la propria vita, dopo la morte dell’adorato fratello Luca.

Due diversi modi di elaborare il lutto, Francesca scava un solco sempre più profondo tra sé e la madre e alla fine cerca nella fuga quell’equilibrio che nella realtà le era sfuggito di mano. Silvana si ripiega su se stessa, si colpevolizza, si macera fino ad ammalarsi. Ma alla fine, toccato il fondo del dolore si scuote e decide di vivere, almeno per un po’, giusto il tempo di rincontrare lungo il cammino la bambina amorosa che adesso si cela dietro la “maschera arrogante e volitiva” della donna che oggi Francesca è diventata. E si mette a scrivere, si guarda indietro, il passato si ricostruisce a piccoli tasselli da cui, inizialmente, non si riesce a ricavare una visione d’insieme, perché per una sorta di meccanismo di difesa, la rimozione di un evento traumatico non sembra voler consentire che ritorni alla luce, finché tutte le tessere del mosaico, posizionate abilmente, non ce lo restituiscono nella sua interezza.

Ma è anche un mondo nella sua interezza quello che ci viene restituito, un mondo che a tratti ci sembra remoto, irreale tanto è ormai lontano da noi. Una Sicilia quasi arcaica, ricca di tradizioni ma anche carica di pregiudizi. Una Sicilia in cui i sentimenti devono essere soffocati, e le donne devono camminare con gli occhi bassi, tenere le gambe strette, lavare cucinare e fare figli, un mondo che si trova sintetizzato mirabilmente da una frase di nonna Beata che raccontava ai nipoti davanti al camino storie “di nobili rapaci e di fanciulle disonorate, di vendette e coltelli”, perché questo è il mondo in cui è cresciuta Silvana che ha molto presto imparato a sue spese cosa accade a contravvenire a quelle regole arcaiche. Forse i nobili rapaci non ci sono più, ma il prezzo di una “colpa” è sempre altissimo e comporta la rinuncia all’amore.

Una storia tutta al femminile, dicevamo, perché le donne sono i personaggi forti. Donne semplici, a volte ignoranti come la nonna Beata, che pure riescono a sopportare il peso dell’inconsistenza degli uomini (figure spesso evanescenti, sempre assenti o perché lontani a cercare fortuna, o strappati da una morte forse cercata, o semplicemente distanti). Eppure queste donne da sole riescono a farcela, portano avanti la famiglia e crescono i figli. Ma a quale prezzo?

Soffocando quei sentimenti, quegli affetti che potrebbero scalfire la loro corazza e rischiare di indebolire la loro resistenza. E così le ragazze, in tutte le generazioni, vivono in una sorta di deprivazione di cure materne, introiettano questo modello di rapporto madre/figlia e lo trasmettono a loro volta. Ma Silvana alla fine decide di spezzare questo circolo vizioso e si mette a scrivere alla figlia Francesca, “per riannodare i fili antichi della nostra intesa anche se le parole fra noi due sono un disagio antico”.

Sarà una discesa negli inferi del dolore, un cammino arduo e irto di ostacoli, uno scavo impietoso nella propria anima, un viaggio dalla meta incerta, ma Silvana potrà dire con certezza: “nessun viaggio è stato tanto importante come quello che sto facendo adesso insieme a te, su questo quaderno, dentro me stessa”, e aspettare con fiducia che “il vento passi”. – [Gloriana Orlando, La rivista del Galilei, Anno 10, 22 Dicembre 2012]

*

NARDA FATTORI SU LA POESIA E LO SPIRITO:

Si legge d’un fiato questo romanzo di Maria Amata Di Lorenzo, che pure conserva l’unicità della voce narrante e del punto di vista. Non è una storia che ha colpi di scena,  escamotage  drammatici o linguistici per affascinare il lettore ed avvincerlo alla pagina e al prosieguo della lettura.

Sono pochi, a mio parere, gli scrittori che hanno saputo avvincere il lettore con la narrazione di una vita “ qualunque”, normale, di quotidianità quasi convissute (Baricco, la prima Tamaro, la prima Morante… sono nomi consacrati che hanno conosciuto il successo senza usare scorciatoie, colpi di scena, con un linguaggio monologante ma mai noioso). Qui la scrittrice ha vinto sfoderando grandi abilità narrative. Esaminiamo alcune delle strategie compositive usate.

Maria Amata Di Lorenzo riesce a tenere desto l’interesse del lettore attraverso un armamentario narrativo che padroneggia; prima di tutto il linguaggio, sempre piano, colto senza essere ricercato, che spesso riusa piccole frasi che  sono diventate quasi modi di dire: “Il mio cuore è un paese straniero”, questi riconoscimenti consentono al lettore di ritrovarsi, di essere preso in considerazione in ciò che sa o che ha orecchiato; poi lo stile definito da costrutti quasi sempre brevi, se non paratattici e quindi facilmente accessibili alla comprensione; piccole strategie che promuovono l’attenzione come un sapiente uso degli spazi, sì da non spaventare il lettore con pagine piene di fitta scrittura; efficace anche la sottolineatura di moti d’animo e di eventi con l’utilizzo, a capo, di una solo o poche parole.

Una ulteriore prova di competenza narrativa, che cattura la curiosità del lettore e ne conquista l’attenzione, nasce dall’uso sapiente di analessi e prolessi, ovvero  degli spostamenti temporali  (la prolessi è un flashforward, ovvero qualcosa che accadrà nel futuro, che si dà per accaduto ma deve ancora accadere, l’analessi è un flashback, ovvero si parla di qualcosa accaduto nel passato); dall’intreccio sapiente di questi piani temporali solo alla fine della lettura otteniamo l’affresco completo perché, come per il completamente di un puzzle, finalmente abbiamo tutte le tessere.

Anche il tempo storico  che accoglie gli eventi è il tempo dei grandi cambiamenti: gli anni sessanta e settanta che tanto hanno modificato il costume, anche quando il cambiamento era rifiutato. La protagonista, nata e vissuta in una enclave tradizionalista dove sembra trovarsi a suo agio perché rassicurante, in realtà può studiare, spostarsi, compiere scelte coraggiose perché il riconoscimento dell’individualità era nell’aria, si respirava.

L’ambiente è anch’esso un protagonista; la Sicilia che è descritta non è macchiettista né tragica né olografica; è una terra dignitosa che porta le stimmate di un lungo contatto con antiche civiltà come l’idea del fato, forza a cui non ci si  può opporre, concetto che appartiene sia alla cultura greca che a quella araba (Inshallah : se dio vuole); è una Sicilia piena di contraddizioni, di donne bellissime costrette a mortificare la loro bellezza, silenziose e spesso private dalle manifestazioni esteriori degli affetti, incapaci a loro volta di esprimersi nella gestualità affettiva. E tuttavia sapienti, di incrollabili certezze, disposte al sacrificio, sempre. Sono loro le colonne che consentono il dipanarsi degli eventi perché esse sono sempre presenti, non immote né statiche, ma salde.

Il libro vuole cucire il rapporto mancato fra una madre e una figlia. E’ la madre che racconta in una lunga lettera e dà ragione delle sue emozioni, delle sue sofferenze, delle scelte compiute e/o subite. La madre quasi ripudiata da una figlia adulta (venticinquenne) capisce che è finalmente giunto il tempo dello svelamento; non è interessata al perdono, forse neppure ad una comprensione intima: desidera instaurare finalmente un dialogo che  le rare volte che si è presentato è subito caduto.

Per raggiungere il suo intento deve raccontare alla figlia la sua storia, come solo lei la conosce e dunque torna a far rivivere una madre chiusa nel dolore e aspra, una nonna amabile, uomini che abbandonavano la famiglia, vuoi per cercar fortuna, vuoi per egoismo, giovani maschi protettivi ma liberi, loro, nelle scelte. Ci scorrono davanti cinquant’anni di storia, di eventi tragici (le Brigate Rosse, la morte di Enrico Berlinguer, il fratello giudice antimafia…); qui non c’è l’eco, il trafiletto sul quotidiano; gli eventi fanno parte della vita.

Dunque il tempo non è solo un contenitore, dà ragioni a scelte, a vissuti, a sensibilità, a problematiche esistenziali, a strumenti di formazione…; è veramente un coprotagonista, sia perché muove lo sviluppo della storia, sia perché ne fornisce il ritmo ma anche perché la incornicia. Non è semplice riuscire in quest’impresa scrittoria.

Ho letto il libro, stampato in digitale, velocemente, e confesso di essere una forte lettrice, ma anche esigente. Ha il merito di non avermi mai annoiato e di avermi tenuto  sempre desto l’interesse. E non è banale, anche se sono presenti alcune stereotipie del siciliano bruno dallo sguardo scuro e seduttivo. Le perdoniamo perché, in realtà, esistono davvero siciliani così e non sono solo stereotipi… – [Narda Fattori, La poesia e lo spirito, 16 ottobre 2012]

*

SALVO ZAPPULLA SU ART LITTERAM:

Una storia di straordinaria intensità emotiva, scritta con la tecnica del flash back da una scrittrice che sa come regalare emozioni forti ai suoi lettori. Silvana, dopo aver subito un intervento al seno per l’asportazione di un tumore, va in Sicilia a trascorrere il periodo di convalescenza. Sarà come tornare indietro nel tempo dipanando i fili della memoria, un percorso a ritroso che si snoda lentamente aprendo squarci profondi nelle ferite dell’anima. La morte aleggia, fa sentire la sua presenza inquietante e invita a liberare la coscienza, a sbarazzarsi del pesante fardello dei ricordi molesti. Un romanzo di grande forza introspettiva e a fare da sottofondo i rumori e gli odori arcaici dell’Isola nella prima metà del Novecento, le contraddizioni di questa terra dal fascino particolare, le privazioni, la vita intesa come condanna da espiare. Tutto è peccato. Tutto è proibito. Convenzioni sociali e regole claustrofobiche impongono alle donne di non manifestare i propri sentimenti, di reprimere la propria sessualità. Silvana ha segreti pesanti da custodire: un figlio illegittimo, un travaglio esistenziale che la opprime, un rapporto conflittuale con la figlia, un amore perduto; un uomo sposato controvoglia. La puntina del grammofono scava solchi profondi che lacerano il cuore e porta alla luce stridenti note di perduta giovinezza.

Ci sono tutti gli ingredienti per il grande romanzo psicanalitico. Maria Amata Di Lorenzo usa un’ ammirevole e non comune generosità di linguaggio (non scevro da preziosità lessicali), uno stile fluido che apre scenari in cui la riflessione e l’analisi si sviluppano in tensione narrativa. Il romanzo presenta una struttura propria che dà particolarità alla storia narrata. Attraverso le pagine di questo libro si ha la testimonianza di un percorso interiore esistenziale. Una vita apparentemente rassegnata, costellata di avvenimenti violenti accettati con dolorosa compostezza, ma che in fondo si dibatte per non soccombere. Forse una storia “scomoda” che turba le nostre coscienze, che scuote la nostra indifferenza con forza e ci regala un piccolo patrimonio di emozioni. – [Salvo Zappulla su Art Litteram, 24 ottobre 2012]

*

HAI LETTO QUESTO ROMANZO?

Se ti è piaciuto scrivi il tuo commento su Amazon

Aiuterai così altri lettori a scegliere questo libro.

Grazie  ❤

***

***1979519_224941417694438_778653156_n

*

*

“L’amore è una forza che ha il potere di guarirci”

Maria Amata Di Lorenzo e il suo nuovo romanzo “Non lasciarmi andare via”

di SIMONA LO IACONO

Courtesy of Natalia Tejera

La mano si posa sulla corteccia dell’albero. Trema al suo tocco. Sente il calore della linfa che corre. È una di quelle giornate siciliane in cui la luce brilla indecentemente, e in cui ogni cosa trasmigra nell’altra, rivelando l’unicità del tutto, la segreta assonanza di ogni elemento dell’universo. Silvana solleva lo sguardo. Gibilmanna è ai suoi piedi, scoscende fino al mare, fa galoppare il cuore verso l’azzurro. Tutto sembra ora solo un sogno. La malattia, il passato, le parole non dette. Per pudore, per dolore, per paura. Resta questo tempo che – lo sa – non è che una concessione breve del destino. Un’ultima occasione per svelare, per ricucire gli strappi della vita, per confessare a sua figlia che,  forse,  non sono solo i vivi a non voler essere lasciati. Ma soprattutto i morti.  O coloro che stanno per morire. Così scrive. Non per ottenere qualcosa, non per essere perdonata, non per giustificarsi. Ma per ricordare a chi resta che l’unico destino a cui siamo chiamati è la compassione. Anche quando la vita scorre senza rivelare lutti nascosti, nascite proibite, amori senza futuro. Anche quando è conveniente non dire, fare finta di nulla, cedere ai rituali della compostezza e della buona creanza. Anche allora,  ci salva solo quell’essere col dolore dell’altro, con il suo peccato, con la sua miseria.

In “Non lasciarmi andare via” Maria Amata Di Lorenzo ci consegna una voce di donna intensissima, composta, poetica. Una melodia che si dipana maestosa, rivelando tocco dopo tocco la complessità delle relazioni umane, le attese, l’amore che non riesce a compiersi se non dopo un’intera storia da raccontare. Con una lingua che è ora epistolario, ora cronaca degli anni sessanta, ora rassegna cadenzata e straziata della vita che cambia, segna il cuore di chi legge, resta a dimorare in esso, a mettere radici. Chiedo quindi a Maria Amata di svelarci il segreto di questa nostalgia che vibra a ogni pagina, che seduce e incanta.

Cara Maria Amata, Silvana più che un personaggio è una voce, e chi legge è accompagnato dal suo timbro, persino dal suo respiro. Come ti si è presentato questo personaggio? In che modo ti ha chiesto di dargli vita?

Una sera sono andata dormire, ma dopo aver chiuso la luce, mentre ero tra la veglia e il sonno, ho visto mentalmente un volto: era quello di una donna, era Silvana, la protagonista del romanzo, che bussava quasi alla porta della mia coscienza perché le aprissi, perché le permettessi di raccontare la sua storia. Ho acceso la luce e ho scritto alcune frasi, quasi sotto dettatura, poi sono ritornata a dormire. Il giorno dopo e nei mesi seguenti ho scritto il romanzo praticamente senza sapere nulla della storia, che si veniva formando sotto i miei occhi un po’ alla volta, giorno per giorno, ed era come se una voce mi stesse parlando in un orecchio… Rileggendolo, ho scoperto che Silvana, la protagonista, pur lontanissima da me per nascita e per vissuto esistenziale, condivideva molti aspetti del mio carattere, inconsciamente le avevo dato la mia sensibilità e, forse, certi lati più malinconici, più introspettivi della mia natura. Ma vi sono parti di me anche nella personalità di Francesca, la figlia ribelle, quella che sceglie di rompere i ponti dopo la morte del fratello Luca, quella che non si è mai sentita amata da sua madre e che non è mai riuscita a comprendere, a penetrare il suo invincibile riserbo, pesante e spesso come il manto di una notte senza luna. C’è da dire che in questo romanzo ho lavorato molto di fantasia nel raccontare gli eventi della storia, ma i sentimenti, tutti i sentimenti narrati, sono veri.

E la Sicilia. Tutta chiusa nei silenzi delle donne, nel destino da accettare, nelle eredità delle madri. Come mai – pur non essendo siciliana – hai deciso di parlare di questa terra?

È vero, non sono siciliana. Sono nata nel centro Italia e ho ascendenze trentine. Ma alla Sicilia sono particolarmente legata, per affinità elettive se vogliamo chiamarle così, tanto che negli anni le ho dedicato altre opere: un testo teatrale (“La stanza dello scirocco”), un saggio (la biografia del giudice Rosario Livatino), un racconto (“A sud del cuore”) e anche una raccolta di versi, dal titolo “Quaderno Siciliano”. Come vedi, sono legata a doppio filo a questa bellissima isola, che amo in tutte le sue dimensioni, anche nelle sue forti, e spesso laceranti, contraddizioni. La Sicilia come metafora, scriveva Sciascia. Ed è vero. Per me è il paradigma esistenziale dentro cui vengono coniugate tutte le coordinate narrative che mi stanno a cuore: la bellezza e il sogno, il dolore e la morte, l’amore e il lutto, la vita e il desiderio. All’epoca poi in cui ho scritto la prima stesura del romanzo (perchè “Non lasciarmi andare via” ha avuto tre diverse stesure nell’arco di 17 anni) non avevo ancora degli amici in Sicilia, che sono venuti dopo, come tu sai, e mi sono molto cari. L’unica persona che conoscessi, ma si trattava di una conoscenza epistolare, era Gesualdo Bufalino, il grande scrittore siciliano, che è stato davvero molto importante per me poter avvicinare. Lo stimavo molto e un giorno cercai il suo indirizzo e gli scrissi; con mia grande sorpresa lui mi rispose, e quando gli mandai tremebonda alcuni miei scritti – stiamo parlando di 20 anni fa e io cominciavo appena a scribacchiare qualcosa – mi affidai completamente al suo giudizio, per cui se lui mi avesse detto di lasciar perdere lo avrei fatto senza battere ciglio. Invece Bufalino mi elogiò e mi disse di continuare, mi incoraggiò anche a non mollare mai di fronte alle difficoltà che avrei certamente incontrato nel mio cammino, e questo per me è stato molto importante, me ne sono ricordata ogni volta che un editor ha fatto carta straccia dei miei scritti, ogni volta che è arrivato un no. Le parole di quel grande scrittore siciliano sono state, e lo sono ancora, il faro della mia esistenza di scrittrice.

Il tuo romanzo “Non lasciarmi andare via” è un meraviglioso e potente racconto di una madre. E di una figlia che fugge senza sapere che il suo vero destino è amare quella madre e quella storia che la madre le racconta. Riconciliandosi con l’idea che ciascuno di noi non entra davvero nel significato dell’esistenza se non accoglie l’altro, se non ama i suoi errori. In questo senso siamo tutti in entrambi i personaggi, in chi trattiene, e in chi fugge, in chi sbaglia e in chi perdona, in chi sa chiedere scusa e in chi non sa farlo. È questa circolarità che chiamiamo pietà umana?

Sì, Simona, hai visto giusto. Ed è straordinaria questa tua capacità di entrare in profondità nel senso sotterraneo della storia, che non tutti hanno visto. “Non lasciarmi andare via” è prima di tutto una storia d’amore, coniugato in forme molteplici. C’è infatti la grande storia d’amore tra Silvana, la protagonista, ed Enzo, il ragazzo di cui in gioventù perderà le tracce aspettando da lui un figlio; ma c’è anche la storia d’amore, difficile, conflittuale, di Silvana con i suoi due figli, Luca e Francesca; c’è a un livello più grande la storia d’amore, struggente e invincibile, tra la protagonista e la sua terra, la Sicilia, che lei dovrà lasciare per le circostanze della vita e che porterà sempre nel cuore, e a cui farà ritorno nel momento più difficile, più delicato della sua esistenza, quando la scoperta di una brutta malattia la metterà emotivamente con le spalle al muro.

Come tu hai compreso, è una storia che esprime il bisogno di una riconciliazione. Una riconciliazione che prima di ogni cosa parte da noi stessi, nella capacità di saperci perdonare, e questa è la cosa più difficile. In fondo siamo proprio noi i giudici più inflessibili di noi stessi, fatichiamo a perdonarci e a lasciarci amare. Come autrice mi interessava molto esplorare questa dinamica, comprendere il senso della vera riconciliazione, che nasce per prima cosa dentro di noi. Che diventa pietà. Cioè amore. L’amore è una forza che ha sì il potere di ferirci immensamente ma anche il potere, pure esso immenso, di guarirci. A un certo punto, verso la fine del romanzo, Silvana lo dice: «Per aver lasciato dietro di me tante persone care, oggi so che la morte non separa quando si conosce la pietà che nasce dall’amore. Anche perduto. Rinnegato. E poi miracolosamente trovato. Riconosciuto. In quel viaggio incomprensibile dal mistero al mistero in cui è racchiuso il senso di ogni vita umana, è l’amore a segnare ogni volta la via».

© Simona Lo Iacono in Letteratitudine – 4 febbraio 2013 – all rights reserved

*** 

Questo romanzo ci piace perché…

La parola ai lettori

*

«Com’è bello sapere che esistono ancora scrittori capaci di scrivere un romanzo come questo, è assolutamente bello, bellissimo questo romanzo, non ho parole per descriverlo… questa storia mi è rimasta dentro, anche dopo aver chiuso le pagine del libro, la porto con me, non può essere diversamente, è troppo intensa, troppo ricca di doni. Sì, questa è proprio una storia da cui si esce arricchiti leggendola, e non capita tutti i giorni una cosa così, perciò la consiglio a tutti, leggetela.

C’è tanta poesia dentro, c’è il sapore della vita, ci sono le riflessioni e i sentimenti, ci sono sessanta anni di storia italiana sullo sfondo di vicende agrodolci di una famiglia siciliana, dal dopoguerra ai giorni nostri. Scrittura al top, l’autrice è una fuoriclasse con la penna, sa veramente scrivere, sa raccontare, sa farti vivere ogni singola emozione come se ne facessi parte anche tu, e questo è il sigillo dei veri scrittori.

Il finale è aperto, ed è la cosa più bella, tu hai tutto il tempo di ricapitolare dentro te stesso l’intera storia e di capirne i nessi e gli snodi che magari prima non avevi colto, è un finale magico secondo me, perché ti rende da lettore anche un po’ protagonista, devi riflettere su quello che hai letto, e poi tirare le somme, e allora ti accorgi che ti ha lasciato dentro qualcosa, e questo qualcosa è la magia della vita». (Pietro)

*

«Da molto tempo non mi capitava di leggere qualcosa capace di entusiasmarmi e di commuovermi con tanta intensità emotiva fino alle fibre più profonde del mio essere, e del mio essere donna. E’ un romanzo, questo, che raccomando in primo luogo a tutte le donne, ma non solo a loro, giacché il suo linguaggio è universale e parla al cuore e alla mente degli uomini e delle donne di questo terzo millennio. Non esito a definire “Non lasciarmi andare via” il miglior romanzo di questi anni e non mi meraviglierei affatto se dovesse diventare il best-seller italiano degli anni duemila. È un romanzo davvero bellissimo». (Angelica)

*

Cara Maria Amata,
ho letto il tuo romanzo tutto d’un fiato e ci ho trovato la storia di tante donne che attraverso il loro dolore, più o meno riconosciuto, hanno permesso alle donne della generazione successiva di fare qualche passo avanti sul cammino di crescita personale.
Quelle donne siamo noi, con la nostra eredità di dolore e speranza, il fiore e la ferita che ci portiamo dentro e strumenti di conoscenza, oggi sì a disposizione, per diventare ancora più consapevoli, responsabili e autentiche nei confronti di noi stesse e di chi ci sta accanto. Provarci almeno. Farlo per noi stesse e per alleggerire le nostre figlie e le figlie che verranno di un carico che per troppo tempo ci ha tenute lontano dalla nostra natura istintuale profonda, generando frammentazione, separazione fra mente e cuore, vulnerabilità e potere. E la perdita dell’alleanza creativa fra maschile e femminile…
Oggi possiamo creare dei cerchi di sorellanza per prenderci cura di noi stesse come mai hanno potuto fare le donne che ci hanno preceduto e pure ci hanno preparato la strada…
Mi piace che il finale del tuo libro sia aperto e quel respiro ampio della protagonista, possa essere inteso come la possibilità di una vita più piena in cui imparare, sia pure a fatica, ad essere madre di se stessa.
Ti abbraccio forte in un immaginario cerchio di sorellanza e ti ringrazio.

Annalisa Borghese

***

Cara Maria Amata,

con imperdonabile ritardo ho letto il tuo romanzo “Non lasciarmi andare via”. Mi è piaciuto davvero molto, è di una intensità dolorosa ma insieme composta. Brava!

Valentina Fortichiari

***

C’è, nel romanzo, un ritmo di scrittura, una musica, che è propria di quei narratori che hanno orecchi educati alla poesia. E c’è, inoltre, un continuo ritorno all’infanzia, a quelle parole, a quelle immagini che si imprimono indelebilmente nel sentire dei bambini e ne plasmano il mondo interiore. Il tutto espresso con una chiarezza di parola che è propria di chi le parole le ama e le medita…

Nicola Cinquetti

***

Gentile Maria Amata,

sto leggendo il suo romanzo, non mi permetto di dare giudizi di alcun tipo, dico solo che si fa leggere e leggere volentieri, che si segue la storia che é appassionante e incuriosente, che si entra diretti in un mondo, quello siciliano, a me sconosciuto, visto com’è, da dentro una famiglia normale, che lei ha veramente una grazia speciale nello scrivere, che fa considerazioni di tanto in tanto che mi sento di condividere pienamente. Non l’ho ancora finito, ma intanto le dico… grazie!!!

Caterina

***

Carissima Maria Amata,

sono finalmente riuscita a leggere il tuo romanzo, no, non l’ho letto… l’ho sgranato con gli occhi. Riga per riga, nel buio della mia stanzetta, col gatto che si ingarbugliava tra i fili del PC prestatomi. L’ho bevuto tutto d’un fiato ed ora lo vorrei rileggere con tutto il tempo che ci vuole per assaporarne più a lungo i profumi, l’essenza… ma è molto intenso il sapore che mi ha lasciato e so che non mi abbandonerà. Quando si legge un racconto e diventiamo anche noi parte della storia, quando vibriamo, sogniamo, amiamo, patiamo insieme ai protagonisti significa che l’autore è riuscito nel suo intento. Mi piace scrivere e so cosa significhi tradurre in parole i sentimenti che ci palpitano dentro, so la fatica a volte di trovare la parola giusta per far vivere quell’emozione agli altri e so quanto sia appagante sentirsi dire che leggendo il nostro scritto il lettore si sia commosso o abbia gioito o riso a crepapelle… lo so e quindi, Maria Amata cara, ti dico che questo tuo romanzo è una coinvolgente lettera, lettera che mi ha tenuto sveglia tutta la notte per poterti ora, sorseggiando un buon caffè, scriverti queste poche righe porgendoti un GRAZIE. Grazie di raccontare storie in cui ci si possa tuffare per ritrovare noi stessi e per capire gli altri.

Daniela Mannoli

***

Ma capiterà a tutti di sentirsi così leggendo le tue pagine? Io leggo il tuo libro portandomi dentro una mamma, una nonna, una figlia. La nostra storia è tutt’altro, però ad ogni pagina che leggo partono fili di relazioni di tutte le nature possibili, differenze, similitudini, ricordi del passato, immaginazioni sul futuro. Pagine che generano pensieri di ogni tipo: rimpianti, paure, consigli, sollievi. Così il libro che leggo io non è il libro che hai scritto tu. Riscritto con le dimensioni che non posso fare a meno di aggiungere. Capiterà ad ogni lettore? Di certo non capita con ogni libro. Leggerti è un’esperienza insolita.

Di solito i romanzi mi portano altrove, sono divertimento nel senso profondo della parola. Questo mi porta qui, dentro quello che ho. Credo che questo pregio del tuo scrivere sia una delle qualità necessarie per essere autori, aumentatori della realtà. Al di là della trama (io, appassionata consumatrice di telefilm, ammiro molto la fabbrica frenetica dei tessitori di trame, che producono quantità di prodotti a ritmi industriali), al di là della prosa (e ognuno di noi, lettore o scrittore, ha il suo personale codice civile e penale di riferimento con il quale giudichiamo la prosa altrui come gli uomini al bar giudicano il lavoro del commissario tecnico della nazionale), al di là della vanità di chi scrive (tanto è a questo che pensano quelli che ci chiedono perché desideriamo che il nostro libro venga pubblicato), ci sono qualità, in un racconto, che ne fanno un testo da diffondere.

Quella che ho cercato di enunciare sopra, che trovo potente nelle tue pagine, è una di queste: la capacità di portare il lettore dentro di sé e uscirne arricchito, aumentato appunto.

Cara Maria Amata, non ho ancora finito di leggerti, quindi aspettati altre sparate come questa!

Baci,

Giulia Ghini

***

Su Amazon un lettore assegna al romanzo 5 stelle, il massimo dei punti, con questa motivazione:

non è facile, dopo averlo letto, scrivere una recensione, perché è talmente bello che non riesci a trovare le parole giuste e all’altezza di questo piccolo capolavoro. Libro letto per puro caso, mi ha lasciato un segno indelebile nel cuore, Rimarrà tra i miei indimenticabili. Questo libro, che ti tocca le corde dell’anima, parla di un doloroso viaggio a ritroso nei ricordi di una vita, da raccontare, senza pudore e pregiudizi, ad una figlia arrabbiata e lontana, aprendo a lei il cuore e quelle emozioni pietrificate dall’evolversi di una esistenza, spesso più da spettatrice che da protagonista, fatta di sogni spezzati di aspettative infrante, ormai dura e disincantata. Il tutto con un occhio attento e leggero a cinquant’anni di storia che fanno da cornice. incredibilmente realistico questo libro è vera poesia.

D O V E T E  L E G G E R L O

è stupendo!!!

Donald

***

***

non-lasciarmi-andare-via-cover

PRENDI IL ROMANZO “NON LASCIARMI ANDARE VIA” SU AMAZON.IT

È DISPONIBILE IN FORMATO EBOOK CON DOWNLOAD IMMEDIATO

E IN EDIZIONE DI CARTA CON SPEDIZIONE VELOCE IN 2-3 GIORNI

 

Vuoi ricevere gratis un estratto

del libro con i primi capitoli?

Compila questo form

con il tuo nome e la tua e-mail

*

***

*

535550_538740292824509_1128811402_n

***

La felicità è un cammino di perle

Un colloquio con la scrittrice Maria Amata Di Lorenzo

di CLAUDIA DE BERNARDI

© Flannery, 21 ottobre 2012 – all rights reserved

Credete alle coincidenze? Alcuni anni fa girando a caso tra i siti internet mi sono imbattuta in una rivista letteraria che ha catturato subito la mia attenzione. Si intitolava In Purissimo Azzurro e la dirigeva, come lessi sul frontespizio, Maria Amata Di Lorenzo. Uso il verbo al passato ma in realtà la rivista c’è ancora e continua le sue belle pubblicazioni, un po’ di nicchia, dando molto spazio in modo particolare alla poesia e ai nuovi poeti, con stile intelligente e fuori dagli schemi.

Fuori dagli schemi è anche Maria Amata Di Lorenzo, che fin da quando la contattai nei giorni successivi (credo sia stato più o meno cinque anni fa) mi fece subito l’impressione di una persona colta e intelligente oltre che gentilissima. La gentilezza, come poi ho imparato incontrandola di persona, è una prerogativa del suo carattere.

Successivamente sono stata coinvolta anch’io nella “grande avventura di Flannery”, come la chiamiamo noi che facciamo parte di questa specie di grande famiglia cresciuta intorno a un blog letterario che però è diventato col tempo anche una sorta di luogo, di comunità virtuale, presente pure su Facebook ed anche alquanto vivace, con il suo migliaio e più di Amici e di Amiche. Flannery è un’idea nata da Maria Amata Di Lorenzo ma in definitiva messa in piedi per noi, direi molto generosamente, perché siamo noi che ce ne avvantaggiamo, leggendo nuovi testi, conoscendo nuovi libri e nuovi autori, mentre l’ideatrice è sempre qualche passo più indietro, quasi nascosta dietro le quinte. Quello che ho capito io in questi anni, conoscendola un po’ meglio, è che Maria Amata non ama troppo l’apparire (qualcuno di voi l’ha forse vista qualche volta in televisione?), tanto che ho dovuto anche insistere per realizzare questa intervista su Flannery. 

Il fatto è che è uscito in queste settimane il suo atteso e bellissimo romanzo ed io, interpretando il desiderio di tanti di voi, vorrei riuscire a farle alcune domande su questo libro, Non lasciarmi andare via, che ho letto tutto d’un fiato un pomeriggio a casa mia, eliminando la suoneria al cellulare e con una concentrazione tale che se pure in quei momenti mi fosse andata a fuoco la casa non me ne sarei accorta!

Eccomi allora davanti al campanello del suo appartamento. La scrittrice è arrivata appena ieri da Milano. Qui siamo nella sua casa romana, immersa nel verde, da cui non filtra il minimo rumore metropolitano, solo i trilli degli uccelli che, dice lei, la svegliano presto al mattino. «E non mi sembra nemmeno di stare a Roma!», aggiunge. C’è da crederle, visto che Roma, in quanto a traffico e rumori, è una delle metropoli più caotiche del mondo.

Il suo salotto è pieno di libri e ci sono molti quadri alle pareti ma a me quello che colpisce di più è la sequenza di volti nelle fotografie sugli scaffali: riconosco il giornalista Giuseppe De Carli e, per averlo già visto sulla copertina del libro La luce e il grido, il poeta Elio Fiore, ci sono anche i suoi genitori, il padre è un tipo affascinante nella foto in bianco e nero, la madre, a cui ha dedicato questo nuovo romanzo appena pubblicato, ha un sorriso travolgente. «È il tuo sorriso», le dico, e lei annuisce: «Sì, è vero, me lo fanno notare tutti». Questo è il luogo dove preferibilmente scrive, mi spiega, e poter avere a portata di sguardo i volti delle persone care, specie di quelle che non ci sono più, è molto importante per lei, le fanno compagnia. «Il mestiere dello scrittore», dice, «è il più solitario del mondo. Se non resisti alla solitudine non puoi diventare uno scrittore. Questa è la condizione essenziale per creare, al lavoro dell’anima occorrono solitudine e silenzio. Più che un lusso, è una necessità».

Sedute adesso una di fronte all’altra, comincio subito col domandarle di spiegarmi la genesi di questo nuovo romanzo, Non lasciarmi andare via.

– Quando lo hai scritto? E quando ti è nata dentro la prima idea della storia?

– Una sera, erano i primi di dicembre del 1994, sono andata dormire come al solito intorno alle 11, ma dopo aver chiuso la luce mentre stazionavo nel dormiveglia ho visto mentalmente un volto, era quello di una donna, era Silvana, la protagonista del romanzo, che bussava quasi alla porta della mia coscienza perché le aprissi, le permettessi di raccontare la sua storia. Ho acceso la luce e ho scritto alcune frasi, quasi sotto dettatura, poi sono tornata a dormire. Il giorno dopo e nei mesi seguenti, fino al maggio del 1995, ho scritto praticamente senza sapere nulla della storia, che si veniva formando sotto i miei occhi, sulla carta, un po’ alla volta, giorno per giorno, ed era come se una voce mi stesse parlando all’orecchio… Ho scritto la prima stesura tutta di getto, poi l’ho messa nel cassetto per otto anni. Nel 2003 l’ho tirata fuori e dopo averla rivista, e in parte riscritta, la storia è uscita per i tipi di una piccola casa editrice; malgrado la scarsa visibilità ottenne all’epoca delle buone recensioni, ma io sentivo che non mi convinceva del tutto. Così dopo altri 8 anni, mentre stavo terminando la stesura del libro dedicato al poeta Elio Fiore (La luce e il grido, uscito agli inizi del 2012 per Fara Editore), un giorno ho sentito che era arrivato il momento di riprendere in mano quella storia e di riscriverla, avevo infatti trovato la chiave giusta, e così ho realizzato questa nuova stesura che poi ha dato vita al romanzo Non lasciarmi andare via. Il romanzo è uscito da meno di un mese ma sta già riscuotendo molto interesse sia tra gli addetti ai lavori che tra i lettori.

– Nella pagina Facebook che hai creato per trovare, come spieghi tu, un nido, una culla al tuo romanzo, c’è scritto che Non lasciarmi andare via è una storia d’amore. Cito testualmente come è presentato ai lettori: “Una storia d’amore. Tra un uomo e una donna. Tra una madre e i suoi figli. Tra una figlia della Sicilia e la sua terra, bella e inviolabile. Mentre tutto cambia e ogni certezza intorno crolla. Rimane solo l’amore”.

– Sì, Non lasciarmi andare via è una storia d’amore, coniugato in forme molteplici. C’è infatti la grande storia d’amore tra Silvana, la protagonista, ed Enzo, il ragazzo di cui in gioventù perderà le tracce aspettando da lui un figlio; ma c’è anche la storia d’amore, difficile, conflittuale, di Silvana con i suoi due figli, Luca e Francesca; c’è a un livello più grande la storia d’amore, struggente e invincibile, tra la protagonista e la sua terra, la Sicilia, che lei dovrà lasciare per le circostanze della vita e che porterà sempre nel cuore, e a cui farà ritorno nel momento più difficile, più delicato della sua esistenza, quando la scoperta di una brutta malattia la metterà emotivamente con le spalle al muro.

– Il tuo romanzo ha diverse chiavi di lettura, lo si potrebbe leggere anche come una storia al femminile: tre generazioni di donne, Isolina, Silvana e Francesca, una nonna, una madre e una figlia, sullo sfondo di una terra arcaica, sempre uguale a se stessa, ma che pure è destinata anch’essa a sgretolarsi in qualche modo sotto i colpi della modernità. È una storia che parla di donne, e che parla alle donne. I personaggi femminili risaltano con grande vividezza. Anche se poi, paradossalmente, è un personaggio maschile quello che presenta un carattere tra i più belli che io abbia mai trovato in letteratura. Enzo, il primo e unico amore di Silvana, perduto da giovane e ritrovato quasi miracolosamente negli anni della maturità. Come ti è nato un personaggio così intenso? Se esistesse nella realtà noi donne ce ne potremmo innamorare all’istante!

– Enzo è un ragazzo di vent’anni al tempo del primo incontro con Silvana, è un siciliano romantico, pieno di sogni, di desideri. Vorrebbe diventare uno scrittore, e alla fine ci riesce. Il prezzo che dovrà pagare però è molto alto. Hai ragione tu, se esistesse nella realtà se ne potrebbe innamorare qualunque donna, anch’io! (ride mentre lo dice). Solitamente nei romanzi gli uomini sono dipinti molto spesso come dei… mascalzoni, per usare un gentile eufemismo, e se pensiamo che in fondo i romanzi non fanno altro che rappresentare la vita… Però non è detto che un tipo così non possa esistere da qualche parte, diciamo che averlo fatto vivere sulla carta costituisce da parte mia un atto di fiducia verso il genere maschile.

– Il romanzo ha, secondo me, tra i suoi temi più forti anche quello del perdono, della riconciliazione. E’ un cammino difficile, aspro, per chi lo compie, e non è unilaterale. Silvana scrive un diario, come una specie di lettera, per sua figlia Francesca perché lei possa comprendere le scelte e i comportamenti, certamente sbagliati, di ieri che hanno condotto entrambe al rancoroso silenzio di oggi. C’ è una sorta di doppio binario, è così?

– Sì, il perdono non è mai unilaterale. C’è un cammino nella vita che a volte può essere molto lungo, che esige la sua parte di lacrime, di sofferenza, non è mai indolore. Ma c’è una riconciliazione che prima di ogni cosa parte da noi stessi, dobbiamo essere capaci di perdonare noi stessi, e questa è la cosa più difficile. In fondo siamo proprio noi i giudici più inflessibili, disperiamo della misericordia di Dio come disperiamo di quella dei nostri simili, in modo particolare dei nostri cari, che amiamo sì ma da cui fatichiamo molto a lasciarci amare. Come autrice mi interessava molto esplorare queste dinamiche, comprendere il senso della vera riconciliazione, che nasce per prima cosa dentro di noi. L’amore è una forza che ha il potere di ferirci immensamente ed il potere, anch’esso immenso, di guarirci. Se hai dentro di te il coraggio di amare però non sei capace di lasciarti amare, di abbandonarti all’amore nell’unico modo possibile, in modo incondizionato e nudo, come farebbe un bambino, non potrai mai raggiungere quello stato, quella condizione esistenziale per la quale sei stato creato: la felicità. «Non si nasce per vivere soli», dice a un certo punto uno dei protagonisti della storia. Ecco, la felicità è un percorso da fare in compagnia degli altri, necessariamente. È un cammino di perle: dentro ogni perla c’è una lacrima, dentro ogni lacrima la promessa di un sorriso.

– Che cosa ti auguri, Maria Amata, per questo bellissimo romanzo che come un figlio hai appena mandato nel mondo?

– Sono molto emozionata all’idea che questo mio “figlio di carta” dopo essere stato per tanto tempo nei miei cassetti adesso possa andare nel mondo ed essere letto da molti di voi, e per il solo fatto di essere letto entrare in qualche modo nelle vostre vite. Vi ringrazio molto della vostra attenzione, e se vorrete inviarmi le vostre impressioni dopo averlo letto, ciò mi farà immensamente piacere.

**

 non-lasciarmi-andare-via-cover

screenshot_nonlasciarmiandarevia

screenshot-romanzo

***

PRENDI IL ROMANZO “NON LASCIARMI ANDARE VIA” SU AMAZON.IT

È DISPONIBILE IN FORMATO EBOOK CON DOWNLOAD IMMEDIATO

E IN EDIZIONE DI CARTA CON SPEDIZIONE VELOCE IN 2-3 GIORNI

*

Questo libro non è reperibile nelle librerie fisiche italiane poiché la sua distribuzione è stata affidata in esclusiva a Amazon Europe per l’edizione in lingua italiana e a Amazon U.S.A. per il resto del mondo. Acquistarlo è molto facile: per leggere la versione ebook non è necessario avere il kindle, con una procedura guidata ed estremamente semplice si può scaricare il testo sul proprio computer, tablet e smartphone in meno di un minuto. Se si sceglie la versione di carta, è sufficiente inserire nella pagina di acquisto il proprio indirizzo di casa o di lavoro e la copia richiesta arriva in 2-3 giorni direttamente a domicilio.

**

20160912_131543*

“… Per aver lasciato dietro di me tante persone care,

oggi so che la morte non separa quando si conosce

la pietà che nasce dall’amore.

Anche perduto. Rinnegato.

E poi miracolosamente trovato. Riconosciuto.

In quel viaggio incomprensibile dal mistero

al mistero in cui è racchiuso il senso

di ogni vita umana,

è l’amore a segnare ogni volta la via…”

*

Maria Amata Di Lorenzo

Non lasciarmi andare via

*

larson

 

*

 

***

 

***