Nostra Signora del Pilar, patrona della hispanidad

© Maria Amata Di Lorenzo – all rights reserved

Il più antico santuario della Spagna e forse della cristianità è quello della Beata Vergine del Pilar a Saragozza. In stile barocco, la costruzione è a forma rettangolare, divisa a tre navate e riccamente decorata e affrescata da Velázquez, Francisco de Goya, Ramon e Francisco Bayen. Lunga centotrentacinque metri e larga cinquantanove, ha quattro torri e undici cupole, di cui quella centrale, particolarmente imponente, svetta per ben ottanta metri. Secondo la leggenda, la cappella primitiva sarebbe stata costruita da san Giacomo il Maggiore verso l’anno 40, in ricordo della prodigiosa “venuta” della Vergine da Gerusalemme a Saragozza per confortare l’apostolo assai deluso dei risultati negativi della sua predicazione. Il “Pilar” è appunto la colonna di alabastro su cui la Vergine avrebbe posato i piedi.

Alcuni mistici, come la Venerabile Maria d’Agreda e Anna Caterina Emmerick, confermarono questa antichissima tradizione secondo le loro rivelazioni e visioni, ma già nel 1200 l’episodio è riportato in quello che è considerato il primo documento scritto sulla Madonna del Pilar. Bisogna anche dire, per amore di verità storica, che la chiesa di “Sancta Maria intra muros” a Saragozza esisteva ancor prima della invasione araba, avvenuta nel 711. Il monaco Aimoinus, giunto in Spagna nell’anno 855 alla ricerca delle reliquie di san Vincenzo, scrisse che “la chiesa dedicata alla Vergine a Saragozza era la madre di tutte le chiese della città, e che San Vincenzo vi aveva esercitato le funzioni di diacono al tempo del vescovo Valerio”.

Nel 1118 Saragozza, liberata dal dominio dei musulmani, ritornò capitale del Regno di Aragona e nel 1294 “Santa Maria del Pilar” venne restaurata per accogliere schiere sempre più numerose di pellegrini. Al tempo dell’unificazione della Spagna (sec. XV) per opera del re di Aragona Ferdinando il cattolico e della regina Isabella di Castiglia, sua sposa, il culto della “Madonna del Pilar” si affermò in campo nazionale.

Con la scoperta dell’America tale culto raggiunse anche il Nuovo Mondo: nell’anno 1492 avveniva la cacciata definitiva dei Saraceni dalla Spagna, Cristoforo Colombo partiva con tre caravelle, di cui una si chiamava per l’appunto “Santa Maria”, e – fatto abbastanza curioso, se non addirittura strabiliante – la data della scoperta del continente americano coincideva proprio con la data della festa del Pilar, il 12 Ottobre. Forse per tutte queste circostanze, nel 1958, la festa “pilarica” del 12 Ottobre fu dichiarata giornata della hispanidad, cioè della Spagna e di tutte le Nazioni di lingua e cultura spagnola.

Ma nel 1640 un miracolo spettacolare doveva rendere ancora più celebre il santuario. Un giovane di diciassette anni, Miguel-Juan Pellicer di Calanda, conducendo un giorno un carro aggiogato a due muli, cadde dalla cavalcatura e andò a finire sotto una ruota del carro, che gli spezzò e gli schiacciò nel mezzo la tibia della gamba destra. Trasportato in ospedale per le cure del caso, si ritenne urgente amputargli la gamba a circa quattro dita dalla rotula. Prima dell’operazione, l’infelice si era recato al santuario del Pilar per farvi le sue devozioni e ricevervi i Sacramenti. Dopo l’intervento, vi era tornato per ringraziare la Madonna di averlo conservato in vita. Ma, non potendo più lavorare, Miguel-Juan si era unito agli altri mendicanti che domandavano l’elemosina all’ingresso della basilica.

Nel frattempo, ogni volta che veniva rinnovato l’olio delle 77 lampade d’argento, accese nella cappella della Vergine, egli vi strofinava le sue piaghe, benché il chirurgo glielo avesse sconsigliato in quanto l’olio ritardava la cicatrizzazione del moncherino. Tornato infine a Calanda, con la gamba di legno e una gruccia cominciò a mendicare spingendosi fino ai paesi vicini. Ma, il 29 marzo 1640, rientrò a casa sua e, a sera, dopo aver invocato, come al solito, la Vergine del Pilar, si addormentò. Al mattino, svegliandosi, si ritrovò con due gambe ed avvertì così i suoi genitori che la gamba destra, amputata da due anni e cinque mesi, era segnata al polpaccio dalle stesse cicatrici di prima dell’infortunio.

Fu istituita subito una commissione d’inchiesta, nominata dall’arcivescovo, e i suoi membri, nel corso di accurati accertamenti, con loro grande meraviglia non trovarono più la gamba di Miguel sepolta tempo prima nel cimitero dell’ospedale. La fama del miracolo corse per tutta la Spagna e fu causa della realizzazione del grandioso santuario attuale, iniziato nel 1681 e consacrato il 10 Ottobre 1872. Nel santuario, all’inizio della navata centrale è situata la “Santa Cappella“, dove si venera una piccola statua della Vergine col Bambino del secolo XIV, che poggia i piedi sul “Pilar” ricoperto di bronzo e argento, e che viene rivestita con manti diversi a seconda dei tempi liturgici e delle circostanze.

Questa immagine fu incoronata il 20 maggio 1905, con una corona tempestata da circa diecimila perle preziose, e solennemente benedetta dal pontefice san Pio X. La “Madonna del Pilar”, come patrona della Spagna, da secoli attrae masse imponenti di pellegrini appartenenti a ogni classe sociale: dai più umili contadini ai più grandi re di Spagna, da Ferdinando il cattolico a Juan Carlos, dal cardinale di Retz nel 1654 al Papa Giovanni Paolo II nel 1982.

Molte famiglie spagnole danno il nome di Pilar alle loro bambine e tengono ad avere la sacra immagine in casa; numerosi altari e cappelle, dedicati alla “Madonna del Pilar”, si trovano nella Spagna e nell’America Latina. C’è un canto popolare spagnolo il cui ritornello, a suon di nacchere, ripete giustamente questa semplice verità: “Es la Virgen del Pilar, la que màs altares tiene, y no hay un buen español, que en su pecho no la lleve” [“È la Vergine del Pilar, quella che ha più altari, né si trova uno spagnolo, che non la porti nel cuore”].

I pellegrinaggi al santuario sono ininterrotti lungo tutto l’arco dell’anno e si svolgono con la partecipazione alla santa Messa, alla recita del rosario, con canti mariani e con il bacio alla colonna sulla piccola parte scoperta, che, a causa di questa devozione, presenta un marcato solco prodotto proprio dall’usura. II Museo del Pilar, custodito nella “Sacristìa de la Virgen”, è ricchissimo di oggetti preziosi, tra cui “i manti” della statua, che spesso sono stati richiesti da illustri moribondi desiderosi di “morire sotto il manto del Pilar”, come accadde per esempio al re Alfonso XIII, morto in esilio a Roma nel 1941.

Una devozione straordinaria, quella alla Vergine di Saragozza, che è stata nel cuore di numerosi santi e beati della Chiesa. Fra tutti, bisogna ricordare in modo particolare la figura del beato Guillaume-Joseph Chaminade che il S. Padre ha elevato alla gloria degli altari il 3 Settembre 2000. Questo geniale apostolo di Maria, vissuto nella temperie di due sanguinose rivoluzioni, era nato l’8 aprile 1761 a Perigueux, nella Francia meridionale, quattordicesimo figlio di piccoli commercianti di stoffe che lo battezzarono il giorno della sua nascita col nome di Guillaume. Al momento della Cresima egli stesso vorrà assumere il nome di Joseph, per la sua profonda devozione allo sposo di Maria, il primo “devotissimo” della Vergine. La mamma lo conduceva spesso in chiesa quand’era bambino, e da lei aveva appreso l’amore verso la Madonna, un amore filiale, forte e tenero, che divenne poi l’oggetto nonché lo strumento del suo apostolato.

Nel 1785, a 24 anni, viene ordinato sacerdote. Cinque anni dopo, nel 1790 è a Bordeaux mentre infuria la persecuzione contro la Chiesa degli “uomini della Rivoluzione” e quando i preti che non avevano voluto aderire con giuramento alla Costituzione Civile del Clero furono espulsi dalla Francia, Chaminade vi rimase invece come clandestino.

Durante i giorni del ‘Terrore’ capitava sovente di incontrare per le strade di Bordeaux un operaio con abiti rattoppati che, girando con un paiolo in testa, si fermava sotto le finestre delle case ripetendo a squarciagola: “Stagnaro!”. Era padre Chaminade che si recava in incognito nelle famiglie a esercitare il suo ministero. Nel 1797 venne però arrestato e condannato all’esilio. Per l’intensa devozione che lo legava alla Madonna, decise di trasferirsi a Saragozza presso il famoso Santuario di “Nostra Signora del Pilar”, dove appunto, secondo un’antichissima tradizione, la Madre di Gesù, ancora in vita, sarebbe apparsa all’apostolo Giacomo per incoraggiarlo nella sua difficile missione tra i pagani. Per sbarcare il lunario, padre Chaminade modellava statuette e il resto del tempo lo passava in preghiera, inginocchiato davanti all’immagine miracolosa della “Vergine del Pilar”. In quel raccoglimento, pregando e meditando, la Madonna dovette misteriosamente illuminarlo sulla sua futura missione: la fondazione di un nuovo Ordine religioso.

Nel 1817 nasceva così la Società di Maria, religiosi senza un abito particolare, ma che portavano come segno di riconoscimento un anello d’oro all’anulare della mano destra. Venne aperta la prima scuola e presto a questa se ne aggiunsero delle altre, di ogni ordine e grado, università e collegi recanti tutti il contrassegno della caratteristica “M” sormontata da una croce. La loro diffusione non si sarebbe più fermata. Era questo il progetto che il beato Chaminade aveva ‘visto’ ai piedi della Vergine del Pilar a Saragozza: un servizio reso alla Chiesa, in un periodo particolarmente travagliato della storia dell’Europa, come un prolungamento dell’opera della Madre di Dio nel mondo, una “alleanza” con Maria per il trionfo di Cristo.

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articolo pubblicato sul mensile Madre di Dio – luglio 2004 – all rights reserved

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Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta a indirizzo psicobiologico, Maria Amata Di Lorenzo è specialista in psicologia della salute ed esperta in guarigione del sistema mente-corpo e medicina energetica, ha conseguito inoltre la preparazione in Assertiveness Coaching, per la gestione emozionale dei conflitti interpersonali in ambito familiare, affettivo e professionale. Maria Amata ha conseguito in precedenza una laurea in Lettere Moderne, lavorando per diversi anni nel giornalismo e nell'editoria e acquisendo competenze specifiche nel web marketing. Successivamente ha studiato Scienze della salute psicologiche e sociali, specializzandosi come terapeuta nell'ambito della consulenza psicobiologica. È autrice di numerosi libri - romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari e spirituali - tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco, sloveno). Il suo blog è www.mariamatadilorenzo.it
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