Pasolini, una brama di vita inestinguibile

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di Maria Amata Di Lorenzo

«Madre, cos’hai / sotto il tuo occhio? / Cosa nascondi / nel riso stanco? / Domeniche antiche, / fresche di cielo, / antichi maggi / rossi negli occhi / delle tue amiche, / antichi incensi… / Ora, al tuo letto, / tremiamo per te, / madre, fanciulla, / per le domeniche, gli incensi, i maggi. / Tu eri tanto / bella e innocente… Madre… chi eri? / quando eri giovane? / E Lui, chi era?».

Sono versi pensosi e bellissimi quelli che Pier Paolo Pasolini dedica alla Vergine Maria nella raccolta “L’usignolo della Chiesa cattolica”, forse non tanto conosciuti ai più, che invece lo ricordano per la sua vena polemica e dissacrante di intellettuale che ha segnato fortemente la scena culturale italiana della seconda metà del Novecento.

Una tragica e per certi versi oscura vicenda troncò la sua vita a soli 53 anni, nella notte fra il 1° e il 2 novembre 1975 sul litorale di Ostia, e quest’anno per l’appunto sono stati ricordati i 40 anni dalla sua morte, una morte che non ha posto la parola “fine” sulla sua storia e sulla sua figura di artista contraddittorio e profetico, che fu artista davvero completo: poeta, romanziere, autore e regista cinematografico e teatrale, dichiaratamente ateo e anticlericale, che però seppe coniugare nelle sue opere una ricerca del sacro e del senso spirituale della vita quale non abbiamo ravvisato in nessuno degli autori dell’età moderna e contemporanea, con la medesima forza espressiva e con la struggente potenza della sua nostalgia.

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Uno sguardo sacrale sulle cose

Pier Paolo Pasolini nasce il 5 marzo del 1922 a Bologna. Dopo gli studi liceali, conclusi a soli 17 anni, si iscrive all’Università, laureandosi in lettere, e in questo periodo comincia a scrivere poesie in friulano e in italiano, che saranno poi raccolte nella sua prima opera edita, “Poesie a Casarsa”.

Nel 1950 con la mamma Susanna si trasferisce a Roma e qui entra in contatto con una realtà del tutto nuova e inedita per lui quale quella delle borgate romane. Sono anni difficili, di lavori precari e di grandi ristrettezze, finché trova un posto come insegnante in una scuola di Ciampino e successivamente entra nella sezione cultura del giornale radio, per cui lascia l’insegnamento e si trasferisce nel quartiere romano di Monteverde Vecchio.

Sono questi gli anni in cui, nelle sue opere letterarie, trasferisce la mitizzazione delle campagne friulane nella cornice disordinata delle borgate romane, popolate dai “ragazzi di vita”. In questi anni collabora a “Paragone”, la rivista di Anna Banti e Roberto Longhi. Ed è proprio su “Paragone” che pubblica la prima versione dell’incipit del romanzo “Ragazzi di vita”. Un romanzo che sarà pubblicato nel 1955 dall’editore Garzanti ottenendo un vasto successo, sia di critica che di lettori, ma suscitando molte polemiche e persino un processo contro Pasolini e l’editore del libro, che si concluderà poi con la completa assoluzione. Chiamato a testimoniare al processo, il maggior critico letterario italiano Carlo Bo difenderà l’opera di Pasolini definendo il romanzo “un libro di grande valore religioso poiché spinge alla pietà verso i poveri e i diseredati”.

Non era sfuggito a Bo l’essenza più profonda dell’ispirazione di Pasolini, quell’attenzione verso gli ultimi, gli emarginati della vita, e il senso del divino che permea ogni aspetto delle opere pasoliniane, siano esse pièces teatrali oppure film o narrativa o ancora opere di poesie. Pasolini è sempre alla ricerca di uno sguardo sacrale sulle cose, sia pur dolorosamente modellato sulle sue più intime contraddizioni (“lo scandalo del contraddirmi”, come dirà di se stesso) e sulla propria sofferta laicità.

Lucidissimo nel comprendere la mutazione antropologica in atto, Pasolini denunciava in forte anticipo l’inferno consumistico del mondo moderno dove il sacro è completamente dimenticato. Quel sentimento del sacro che era stato sempre presente e molto radicato nel cuore degli uomini dell’età preborghese, contadina, ma che la società moderna, industriale e borghese, ha volutamente perduto per sostituirlo con l’ideologia del benessere e del potere.

Per questo Roma è “la città di Dio”, come Pasolini la definisce nel romanzo “Una vita violenta”. E nella formicolante umanità delle borgate romane, dentro le buie viscere di questa “stupenda e misera città” arde al suo sguardo una brama di vita e di sacro inestinguibile.

libretto universitario di Pasolini

Maria è la stella che indica il cammino

A un certo punto i testi poetici, i romanzi e l’attività giornalistica non bastano più a Pasolini, che sente di doversi cimentare anche con il cinema, che poi in fondo era stato la sua passione da sempre, e così nel ’61 esce il suo primo film, “Accattone”. Ambientato nel mondo delle borgate romane, racconta una storia di abiezione e di riscatto. E il riscatto, sotto forma di redenzione, per il suo protagonista, Accattone, che è un avanzo di galera, rotto a ogni esperienza e bruttura della vita, avviene in modo quasi miracoloso attraverso l’amore. Il sentimento per una ragazza purissima che fin dal primo momento in cui lui la incontra gli fa esclamare, come presago: “Stella, Stella! Indecheme er cammino!”.

Stella è un esplicito richiamo al nome di Maria Vergine, colei che indica la strada, e non è un caso che Accattone, che ha condotto fino ad ora una vita lurida e disperata, venga salvato dall’amore di una ragazza che è l’essenza stessa della purezza.

Ma torniamo a “L’usignolo della Chiesa cattolica”, una raccolta poetica uscita nel 1958 che lo stesso Pasolini definì “un libretto di meditazioni religiose”. Nella lirica intitolata “L’annunciazione”, che abbiamo sopra presentato in alcuni versi, il poeta raffigura l’episodio dell’annuncio dell’angelo Gabriele alla Vergine Maria, la quale diviene Madre del Signore Gesù, per opera dello Spirito Santo. La scena rappresentata da Pasolini è in forma dialogica, con l’intervento di tre personaggi, “i figli”, emblema di tutti gli uomini, tra i quali si nasconde il poeta stesso, “l’Angelo” e “Maria”.

Il poeta le chiede “chi eri / quando eri giovane?”. In queste parole che insieme ai suoi fratelli immaginari rivolge alla Madonna, sembra provare nostalgia per quei tempi sereni fatti di domeniche antiche, fresche di cielo, antichi “maggi” e antichi incensi. Tutto ciò che ora gli manca, facendogli sentire la dolcezza di quei momenti “antichi”, forse rimpianti. Maria è cambiata, non è più la stessa. Da questo sorge la preghiera spontanea e intensa dei figli che le chiedono di conservare la vita innocente, proprio come era un tempo. Il poeta è consapevole di tale cambiamento di Maria, che ha ricevuto la notizia sconvolgente del divenire Madre di Cristo.

E l’angelo dice: «Non senti i figli?/ O lodoletta / canta in un’alba / di eterno amore…»

La risposta di Maria: «Angelo, il grembo / sarà candore. / Pei figli vergini / io sarò vergine».

Ai suoi figli, anche a quelli curvi sotto il fardello della miseria umana e dell’abiezione, lei, la “Madre” si presenta sempre nella sua bellezza e innocenza di fanciulla. E il suo messaggio è rassicurante, è un messaggio di amore e di speranza.

«Un messaggio straordinariamente attuale per tutti», ha scritto P. Ferdinando Castelli nel maggio 1999 sulla rivista “Civiltà Cattolica”. «È stato detto che l’uomo è un angelo decaduto che si ricorda dell’Eden. Maria è l’Eden incarnato. Perciò i poeti, che più degli altri avvertono la nostalgia della Patria, sono particolarmente sensibili al ricordo e alla presenza di lei. Anzi, quanto più il polverume dell’esilio annebbia il loro sguardo e appesantisce la loro anima, tanto più sentono la nostalgia della Patria perduta e il bisogno d’invocare colei nella cui bellezza e purezza ritrovano le zone più preziose di se stessi».

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Maria Amata Di Lorenzo
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Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta a indirizzo psicobiologico, Maria Amata Di Lorenzo è specialista in psicologia della salute ed esperta in guarigione del sistema mente-corpo e medicina energetica, ha conseguito inoltre la preparazione in Assertiveness Coaching, per la gestione emozionale dei conflitti interpersonali in ambito familiare, affettivo e professionale. Maria Amata ha conseguito in precedenza una laurea in Lettere Moderne, lavorando per diversi anni nel giornalismo e nell'editoria e acquisendo competenze specifiche nel web marketing. Successivamente ha studiato Scienze della salute psicologiche e sociali, specializzandosi come terapeuta nell'ambito della consulenza psicobiologica. È autrice di numerosi libri - romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari e spirituali - tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco, sloveno). Il suo blog è www.mariamatadilorenzo.it
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