Turoldo, la carezza e la spada dei suoi versi

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Durante gli anni drammatici tra il ’43 e il ’45, nella Milano semidistrutta dai bombardamenti, esce un periodico stampato in clandestinità, dal titolo semplice e didascalico: “l’Uomo”. Fra i suoi animatori annovera un giovanissimo sacerdote, padre David Maria Turoldo, classe 1916, nato in un paesino friulano da un’umile famiglia contadina. Padre David è arrivato a Milano nel 1940 ed è convinto, anzi convintissimo che “la realizzazione della propria umanità è il solo scopo della vita”. Ogni domenica, a mezzogiorno, riempie con voce robusta la sua predicazione nel duomo di Milano.

Padre David scrive poesie, presto saranno pubblicati i primi volumi di versi che lo riveleranno all’universo letterario come una delle voci più grandi del Novecento europeo.

A Milano in quegli anni, con padre Camillo De Piaz, ha fondato il centro culturale Corsia dei Servi. Perché Padre Turoldo è un servita: “Io sono un frate dell’Ordine dei Servi di Santa Maria, un Ordine di origine medioevale – dice lui – , figlio di quei famosi Sette Santi fiorentini che sono tra i primi a fondare la ‘compagnia dei laudesi’: gente che si raduna per cantare alla Vergine, nuovi ‘trovadori’, poeti della Grande Madre”.

In poche parole, pochissime righe autobiografiche, David Maria Turoldo traccia le coordinate della sua vita e confida anche quali sono radici e stile della sua identità di poeta e di uomo: sacerdote cantore di Maria, uomo di Dio, mistico e profeta. “Io non ho mani /che mi accarezzino il volto, / (duro è l’ufficio / di queste parole / che non conoscono amori) / non so le dolcezze / dei vostri abbandoni: / ho dovuto essere / custode / della vostra solitudine: / sono / salvatore / di ore perdute”, scrive in una delle sue liriche più belle. “Padre David”, disse di lui Carlo Bo, “ha avuto da Dio due doni: la fede e la poesia. Dandogli la fede gli ha imposto di cantarla tutti i giorni”.

Era nato a Coderno di Sedegliano, in Friuli, il 22 novembre 1916, nono figlio di Giovanbattista e Anna, e al fonte battesimale aveva ricevuto il nome di Giuseppe. Bepo rosso, così lo chiamavano i compagni del noviziato. Trascorsi i primi anni nella piccola casa di formazione dell’Ordine dei Servi nel Triveneto, il 2 agosto 1935 nel convento di Santa Maria del Cengio, a Isola Vicentina, emette la sua prima professione religiosa assumendo il nome di fra David Maria, che lo accompagnerà per tutta la vita.

Diventa sacerdote nel 1940 e arriva a Milano, nel convento di Santa Maria dei Servi in San Carlo, dando inizio al suo appassionato ministero. Si impegna in quegli anni difficili e travagliati della guerra partecipando attivamente alla Resistenza. Nel 1946 discute la sua tesi di laurea all’Università Cattolica sotto la guida di Gustavo Bontadini ed il titolo, assai significativo, della sua tesi è “Per una ontologia dell’uomo”, a dimostrazione di come la passione per Dio e quella per l’uomo in Turoldo abbiano sempre costituito un tutt’uno imprescindibile.

Nel 1948 esce la sua prima raccolta poetica, Io non ho mani, seguita nel 1952 da Udii una voce, con cui Turoldo entra nella prestigiosa collana dello “Specchio” di Mondadori; nello stesso anno viene inserito anche nella “Antologia della poesia religiosa italiana contemporanea” edita da Vallecchi. Un successo fulminante, che gli dà una grande notorietà in poco tempo, e che vede affiancarsi all’itinerario poetico anche una intensa attività culturale di confronto e di dialogo che ha il proprio centro propulsore nella “Corsia dei Servi”, dove i temi di volta in volta proposti e dibattuti avranno una larga diffusione e risonanza nella Milano del tempo e tra le persone e i circoli, in particolare cattolici, volti ad un’opera di rinnovamento e di crescita culturale.

“Cristo, corpo di Dio, coscienza / della terra, figlio / della Bellissima, nostro / ultimo esistere”. Basta un solo aggettivo, “Bellissima”, per evocare la figura di Colei che è al centro del suo canto poetico: Maria. “Vergine, o natura sacra, / piena di bellezza, / tu sei l’isola della speranza. / Vergine, radice e pianta / sempre verde, / colomba dello Spirito nuovo. / Arca della vera alleanza, / tra uomo e natura, ritorna, / caravella che porti il Signore / sotto la vela bianca”.

E ancora il poeta canta: “Neppur tu forse puoi dirci, o madre, / dirci chi mai sia questo tuo figlio? / Ma perché Dio si muove a quel modo? / O si rivela sol quando è nascosto? / Nemmeno tu puoi svelare, Maria, / cosa portavi nel puro tuo grembo: / or la Scrittura comincia a compirsi / e a prender forma la storia del mondo”.

E di una cosa è sicuro: “Certo tu eri la terra promessa / l’isola intatta del santo approdo, / ove lo Spirito scese già prima / a fecondarti del germe divino. / Con noi assisti all’ultimo tempo: / lo stesso vento ora scuote la casa, / lo stesso fuoco dell’Oreb divampa / e apre la via nel nuovo deserto!”

Tra i suoi scritti di ispirazione mariana ricordiamo in modo particolare Laudario della Vergine (Dehoniane, 1980), ma non dobbiamo dimenticare il resto della sua produzione letteraria, che annovera tra le sue opere più importanti: Gli occhi miei lo vedranno (Mondadori, 1955), Preghiere tra una guerra e l’altra (Corsia dei servi, 1955), Se tu non riappari (Mondadori, 1963), Fine dell’uomo? (Scheiwiller, 1976), Impossibile amarti impunemente (Quaderni del Monte, 1982), Ritorniamo ai giorni del rischio (CENS, 1985),  Canti ultimi (Garzanti, 1991),  Mie notti con Qohelet (Garzanti, 1992).

Padre David Maria Turoldo è stato un cantore del Dio che non ammette compromessi, che è del tutto “Altro” rispetto alle nostre false immagini di comodo, e non a caso – come ha detto Gianfranco Ravasi – il profilo che più spesso si è ritagliato sulla figura di questo frate friulano Servo di Maria è stato quello del profeta. La voce del profeta martella e ferisce, e può fare male come una spada, ma è una voce che consola e guarisce, come una carezza che si poggia lieve sul cuore.

La dolcezza dei suoi occhi chiarissimi e la potenza tonante della sua voce, una voce da cattedrale o come quella giovannea che risuona nel deserto: Padre David con il suo timbro forte e severo – come forte e severa era anche la sua fede – ha accompagnato quale coscienza critica e profetica le vicende politiche e sociali del nostro Paese. In questo senso è stato un disturbatore di coscienze, attraverso i suoi scritti e le molteplici collaborazioni a giornali, riviste e televisione.

“Sono un pugno di terra viva, ogni parola mi traversa come una spada”, diceva lui di se stesso. Pochi giorni prima di morire – si spense a Milano il 6 febbraio 1992 dopo una lunga e tormentosa malattia – fu trasmessa in tv la sua ultima Messa dalla clinica San Pio X dove era ricoverato, e le ultime parole della sua omelia, fiaccato nel corpo ma non domo nello spirito, furono: “Cantare portando il Cristo fra le braccia”. Era un lascito, il suo, quasi un testamento, come il saluto finale rivolto ai fedeli: “La vita non finisce mai”.

E mai come in quei momenti doveva sentire accanto a sé la presenza di Lei, quella “divina taciturna” che aveva custodito la Parola nel suo grembo per parteciparla all’umanità intera: “Ritta, discosta appena dal legno, / stava la madre assorta in silenzio, / pareva un’ombra vestita di nero, / neppure un gesto nel vento immobile. / Lo sguardo aveva sperduto lontano: / cosa vedevi dall’alta collina? / Forse una sola foresta di croci? / O anche tu non vedevi più nulla? / O madre, nulla pur noi ti chiediamo: / Tu cattedrale del grande silenzio, / anello d’oro tra noi e l’Eterno, / gl’invalicabili spazi congiungi / e un ponte inarchi sul nostro esilio. / Madre di gloria, ora sei la figura / di come un giorno sarà la sua Chiesa: / la sposa ornata e pronta alle nozze, / la città santa che scende dal cielo”.

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Articolo pubblicato sul mensile “Madre di Dio” – marzo 2012

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Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta a indirizzo psicobiologico, Maria Amata Di Lorenzo è specialista in psicologia della salute ed esperta in guarigione del sistema mente-corpo e medicina energetica, ha conseguito inoltre la preparazione in Assertiveness Coaching, per la gestione emozionale dei conflitti interpersonali in ambito familiare, affettivo e professionale. Maria Amata ha conseguito in precedenza una laurea in Lettere Moderne, lavorando per diversi anni nel giornalismo e nell'editoria e acquisendo competenze specifiche nel web marketing. Successivamente ha studiato Scienze della salute psicologiche e sociali, specializzandosi come terapeuta nell'ambito della consulenza psicobiologica. È autrice di numerosi libri - romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari e spirituali - tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco, sloveno). Il suo blog è www.mariamatadilorenzo.it
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3 thoughts on “Turoldo, la carezza e la spada dei suoi versi

  1. complimenti per il tuo bell’omaggio a padre Turoldo dalla vita religiosa e umana limpida e appassionata come la sua poesia.

    lucetta

  2. Certo, non la flebile incertezza di un canto – ma la potente forza del dolore, in eterno diveniente carne di luce per il suo essere sopra tutto uomo, nella compita bellezza della voce che parola diviene : diuturna testimone di Dio-Uomo.

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