Una valanga di vita

PiergiorgioFrassati

© articolo di Maria Amata Di Lorenzo – tutti i diritti riservati

Il padre lo voleva chiamare Pietro, come il nonno paterno, ma alla madre quel nome non piaceva, sicché a quello si deciderà di aggiungervi anche quello del santo guerriero che aveva sconfitto il drago. In tal modo, il primo e unico maschio di casa Frassati, nato a Torino il 6 aprile 1901, sabato santo, si chiamerà Pier Giorgio.

Poteva essere l’idolo del jet-set torinese, invece scelse il sacrificio e l’amore per gli ultimi. Poteva allietare la sua giovinezza con ricevimenti e feste da ballo, ma preferì essere il “facchino” dei poveri, trascinando per le vie di Torino carretti carichi di masserizie degli sfrattati. 

I Frassati erano a quel tempo una delle famiglie più in vista della città, di estrazione altoborghese. Il padre Alfredo era proprietario del quotidiano «La Stampa», ma Pier Giorgio, che non voleva i soldi di suo padre, aveva dichiarato pubblicamente che la sua eredità l’avrebbe divisa tutta con i poveri. Per essi, infatti, aveva intrapreso degli studi molto difficili d’ingegneria. Sognava di diventare ingegnere minerario per potersi dedicare al servizio di Cristo fra i minatori, che allora erano un po’ i paria della classe operaia.

Il mondo di oggi nel quale viviamo non vuole parole, ma storie, testimonianze, vite vere in cui s’incarni un ideale. Tante generazioni di giovani, di ieri come di oggi, si sono entusiasmate di fronte alla figura di Pier Giorgio Frassati, il ragazzo torinese proclamato Beato il 20 maggio 1990 il quale, nell’arco della sua breve esistenza terrena, appena 24 anni, ha saputo vivere tutte le Beatitudini del Vangelo.

Un albero lo si riconosce dai suoi frutti. E i frutti di Pier Giorgio sono davvero straordinari. In tutto il mondo sono circa millecinquecento le associazioni a lui intitolate. Il suo nome è stato dato a scuole, oratori, cappelle, complessi sportivi, patronati, circoli di studenti e universitari. Nel solco di Pier Giorgio Frassati sono sorte cooperative, iniziative sociali e culturali, gruppi e centri giovanili. Chiese e parrocchie a lui dedicate sono in ogni angolo della terra, dall’Italia all’America Latina, dagli Stati Uniti all’Africa.

La sua straordinaria vicenda umana e spirituale interpella i giovani di oggi come quelli di ieri. Ancora adesso, infatti, a oltre cento anni dalla sua nascita, Pier Giorgio ci mostra che cosa veramente significhi, per un ragazzo dei nostri tempi, dare una risposta concreta al “Vieni e seguimi”.

Bl Pier Giorgio Frassati tomb
tomba di Pier Giorgio nel Duomo di Torino

“Il mio testamento lo porto sempre in tasca”

Il 28 maggio 1922, nella chiesa torinese di San Domenico, Pier Giorgio Frassati aveva ricevuto l’abito di terziario domenicano. La sua era una decisione maturata lentamente, con piena consapevolezza, nell’arco di circa un triennio: dal primo contatto con la spiritualità domenicana, nel 1918, aveva avuto il tempo e il modo di poter mettere a fuoco e far crescere la sua vocazione di laico domenicano (così infatti il Beato Frassati è ricordato nelle memorie liturgiche), apostolo della verità secondo il carisma del grande santo spagnolo Domenico di Guzman, fondatore dei Frati Predicatori.

Pier Giorgio aderisce con entusiasmo al Terzo Ordine e, da fervente discepolo di S. Domenico, recitava ogni giorno il Rosario e l’Ufficio della Madonna, che portava sempre nel taschino della giacca, non esitando a tirarlo fuori in qualsiasi momento per pregare, magari anche in tram o sul treno, e persino per strada. « Il mio testamento – diceva lui mostrando la corona del rosario – lo porto sempre in tasca».

La fede illumina ogni aspetto della sua vita. Una fede generosa, limpida, che si alimenta e si sostanzia di una devozione ardente alla Madonna.

Fin da bambino Pier Giorgio ha preso l’abitudine di inginocchiarsi la sera ai piedi del letto in camicia da notte e con la corona in mano incomincia a pregare, qualche volta cadendo addormentato sul pavimento per la stanchezza.

Prega tutti i giorni il Rosario, e non solo in casa, la sera, prima di andare a dormire, ma in tram, sul treno, persino per strada. Un giorno alla domanda di un conoscente che – sorpreso di averlo incontrato per la via con la corona fra le mani – gli aveva chiesto: «Ma sei diventato bigotto?», Pier Giorgio aveva risposto con serenità: «No, sono rimasto cristiano».

Sempre con il rosario tra le dita, egli in questo modo risolveva ogni possibile contrasto o controversia, con animo aperto e fiducioso. Come accadde un giorno d’autunno del ’19, in un momento di accese rivendicazioni sindacali a Torino, che videro schierati sui due fronti opposti gli industriali, decisi a non accogliere le richieste di aumento salariale degli operai, e questi ultimi che minacciavano di occupare le fabbriche per protesta.

Gli animi, da entrambe le parti, erano esacerbati. La situazione col passar delle ore si faceva sempre più incandescente.

A un certo punto, erano circa le due pomeridiane, la sirena della fabbrica suonò con insistenza per segnalare l’inizio del turno di lavoro; gli operai, rimasti fermi ai cancelli, si erano dichiarati in sciopero e formavano un coro brulicante nel mezzo del corso. Quand’ecco sopraggiunse un ragazzo alto e bruno con un rosario in mano: era Pier Giorgio Frassati. Con passo sicuro si avvicinò agli operai che subito si fecero largo. Poi con una calma e una sicurezza ammirevoli s’inginocchiò in mezzo alla strada e, con gli occhi rivolti al cielo, cominciò a pregare facendo scorrere i grani della sua corona.

Di colpo la scena cambiò: gli scioperanti ammutolirono e, molti, allargando il cerchio intorno a lui, risposero al rosario che lui recitava. Nel giro di poco tempo tutto si normalizzò. Dunque, una situazione che rischiava di sfociare nella violenza, con l’intervento saggio e sereno di Pier Giorgio si trasformò in un momento di preghiera e di conciliazione.

Pier Giorgio nella sua ultima arrampicata in montagna un mese prima della morte: di suo pugno ha scritto sull'immagine il suo ideale di vita: "Verso l'alto".
Pier Giorgio nella sua ultima arrampicata in montagna, un mese prima della morte: di suo pugno ha scritto sulla foto il suo ideale di vita: “Verso l’alto”.

Sotto lo sguardo materno di Maria

La devozione alla Madonna, si dice, è un segno di predestinazione. La santità di Pier Giorgio non può comprendersi se non alla luce di Maria, modello di ogni anima consacrata, suscitatrice e plasmatrice dei più grandi santi nella storia della Chiesa.

Nella sua breve vita terrena mostrò un grande e devoto amore a Maria, un amore che sapeva di appartenenza e disponibilità filiale.

Fin dal 1889 era presente e molto attiva presso l’Istituto dei Padri Gesuiti la Congregazione Mariana, diretta da Pietro Lombardi, padre spirituale degli allievi, e Pier Giorgio vi si iscrisse al suo arrivo nella scuola. In seguito aderì anche alla Congregazione del Rosario e, nel 1922, al circolo «Milites Mariae» della Gioventù Cattolica presso la parrocchia torinese della Crocetta.

Il giovane Frassati avrebbe potuto condurre un’esistenza spensierata e brillante, essere un campione di mondanità, ma sentì più forte dentro di sé la seduzione di Cristo. Fino alla fine. Fino alla morte, avvenuta il 4 luglio 1925, due mesi prima della laurea, per un morbo fulminante contratto proprio nell’assistere i “suoi” poveri.

Accadde che alla fine di giugno Pier Giorgio cominciò ad accusare degli strani malesseri: sembrava una banale influenza e invece era una poliomielite fulminante, presa nelle soffitte malsane che frequentava per assistere e confortare i poveri della città che abitavano in quei miseri tuguri. Il male avrebbe avuto la meglio sulla sua giovane fibra in soli quattro giorni, tra lo sconcerto e il dolore dei suoi familiari e dei suoi tanti amici e conoscenti. Sulla sua scrivania, accanto ai testi universitari, restava aperto l’Ufficio della Madonna.

Pier Giorgio Frassati nasceva alla vita del Cielo di sabato, un giorno mariano, così come anche di sabato, un sabato santo di ventiquattro anni prima, era venuto al mondo. E il cerchio della sua vita si chiudeva, in modo misterioso ma altrettanto significativo, sotto lo sguardo materno di Maria.

© Maria Amata Di Lorenzo – tutti i diritti riservati

(articolo pubblicato sul mensile “Madre di Dio” – luglio 2015 – all rights reserved)

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Maria Amata Di Lorenzo

Terapeuta a indirizzo psicobiologico, Maria Amata Di Lorenzo è specialista in psicologia della salute ed esperta in guarigione del sistema mente-corpo e medicina energetica, ha conseguito inoltre la preparazione in Assertiveness Coaching, per la gestione emozionale dei conflitti interpersonali in ambito familiare, affettivo e professionale. Maria Amata ha conseguito in precedenza una laurea in Lettere Moderne, lavorando per diversi anni nel giornalismo e nell'editoria e acquisendo competenze specifiche nel web marketing. Successivamente ha studiato Scienze della salute psicologiche e sociali, specializzandosi come terapeuta nell'ambito della consulenza psicobiologica. È autrice di numerosi libri - romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari e spirituali - tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco, sloveno). Il suo blog è www.mariamatadilorenzo.it
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Terapeuta a indirizzo psicobiologico, Maria Amata Di Lorenzo è specialista in psicologia della salute ed esperta in guarigione del sistema mente-corpo e medicina energetica, ha conseguito inoltre la preparazione in Assertiveness Coaching, per la gestione emozionale dei conflitti interpersonali in ambito familiare, affettivo e professionale. Maria Amata ha conseguito in precedenza una laurea in Lettere Moderne, lavorando per diversi anni nel giornalismo e nell'editoria e acquisendo competenze specifiche nel web marketing. Successivamente ha studiato Scienze della salute psicologiche e sociali, specializzandosi come terapeuta nell'ambito della consulenza psicobiologica. È autrice di numerosi libri - romanzi, raccolte di poesie e saggi letterari e spirituali - tradotti in diverse lingue (inglese, portoghese, spagnolo, polacco, turco, ceco, sloveno). Il suo blog è www.mariamatadilorenzo.it

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